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Pozzallo: niente migranti, pasti gettati

Pozzallo: niente migranti, pasti gettati

Di Michele Nania |

Grandi prospettive e abominevoli sprechi. Il doppio volto della provincia più contraddittoria di Sicilia emerge proprio nel giorno in cui gli imprenditori ragusani accolgono in pompa magna lo sceicco del Qatar. Mentre gli mostrano i loro palazzi più belli, gli fanno assaggiare le loro specialità migliori e s’innamorano ricambiati da faraonici progetti a sei zeri, le cronache beffarde raccontano – e documentano – una storia piccola piccola che più brutta non si può. Centinaia di pasti pronti, confezionati e ancora caldi, presi e gettati nel cassonetto proprio di fronte al centro di accoglienza di Pozzallo. Pasti destinati agli ospiti giunti sui barconi e qui ospitati, nel mezzo di un’interminabile polemica sulla gestione dell’emergenza accoglienza che, come tutte le cronache ripetitive, ormai non interessa più nessuno. Pasti che i migranti non consumano perché, semplicemente, non ci sono. Pasti che potrebbero sfamare gli indigenti (ce ne sono più di 600 censiti nella sola Ragusa), alleviare gli sforzi della Caritas, o della parrocchia Spirito Santo di don Beniamino Sacco, o uno qualunque dei centri per rifugiati che spesso non fa bene i conti e non si ritrova i fondi per la spesa. Non si può perché la legge, o un contratto o un codicillo imbecille l’impedisce. D’altra parte i migranti del centro non sono prigionieri, entrano ed escono quando gli pare, all’ora del pasto spesso non ci sono o sono a farsi un kebab sul lungomare Raganzino. Mica si possono obbligare, mica siamo a Guantanamo. Però il pasto glielo garantiamo lo stesso, e lo paghiamo noi. Se non lo vogliono pazienza, si butta. Come fa lo sceicco del Qatar quando dimentica d’avvisare lo chef che a pranzo non arriva. E come fanno a Bruxelles con l’Italia quando dice che «è sola e servono più fondi e più aiuti per i migranti».

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