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Covid-19

Omicron, in Italia vaccino già pronto: test sull'uomo la prossima primavera

 La piattaforma adattata per contrastare la nuova variante è la stessa del vaccino a Dna finora sperimentato sull'uomo nella fase 1 e negli animali per le versioni aggiornate contro le varianti Alfa, Beta, Gamma e Delta

Di Redazione

Una piattaforma aggiornata del vaccino anti Covid-19 per contrastare la variante Omicron è stata messa a punto in Italia dall’azienda biotech Takis, che in collaborazione con la Rottapharm Biotech è al lavoro da tempo sul vaccino Covid-eVax, sperimentato nella fase 1 nell’uomo. Novità anche sul fronte dei futuri farmaci anti Covid-19, con l’annuncio di un’altra azienda attiva in Italia, la Irbm, ha annunciato la collaborazione con l’azienda farmaceuticaMerck per la messa a punto di un nuovo farmaco anti-Covid in formulazione aerosol o iniettabile, utilizzando una piattaforma valida per l'adattamento alle varianti emergenti; gli studi di fattibilità sono attesi entro il 2023. 

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Quello contro la variante Omicron è un vaccino di seconda generazione, basato cioè sulla stessa piattaforma del vaccino Covid-eVax; i test preclinici potrebbero iniziare fra alcune settimane, mentre la fase 1 dei test sull'uomo potrebbe partire nella primavera 2022, ha detto all’ANSA Luigi Aurisicchio, amministratore delegato e direttore scientifico della Takis. Per cominciare con la fase 1, ha proseguito, servirebbero 4 milioni di euro, circa 10 per la fase 2 e 40 per la fase 3, per un investimento complessivo compreso fra 60 e 70 milioni. Per Lucio Rovati, presidente e direttore scientifico di Rottapharm Biotech, «è fondamentale avere a disposizione più piattaforme tecnologiche vaccinali come Covid-eVax, che siano prontamente adattabili a eventuali nuove varianti come richiamo della risposta immunitaria precedentemente indotta da altre piattaforme vaccinali». La piattaforma adattata per contrastare la variante Omicron è la stessa del vaccino a Dna finora sperimentato sull'uomo nella fase 1 e negli animali per le versioni aggiornate contro le varianti Alfa, Beta, Gamma e Delta. 

La tecnologia consiste nel prendere un frammento del genoma del virus e nel clonarlo nei filamenti circolari di Dna presenti nei batteri. Il pacchetto così ottenuto viene iniettato nel muscolo e poi una breve scossa elettrica fa entrate il vaccino nell’area della cellula diversa dal nucleo, chiamata citoplasma. Le cellule producono così una sostanza (antigene) che può essere riconosciuta dal sistema immunitario e la portano sulla loro superficie. Il vantaggio di questa tecnologia è che «il Dna viene prodotto facilmente in batteri ed è stabile a temperatura ambiente», ha osservato Fabio Palombo, direttore dell’area vaccini anticancro alla Takis. Ciò consente - ha aggiunto - tempi di produzione più brevi, processi meno costosi, trasporto e stoccaggio più facili e potenzialmente un migliore profilo di sicurezza». Il problema, per Aurisicchio, sono i fondi: «la mancanza dei finanziamenti attualmente ci impedisce di proseguire gli studi clinici per portare avanti lo sviluppo di questo vaccino italiano. Ci auguriamo che l’Italia con le risorse del Pnrr possa effettuare investimenti strategici e favorire la ricerca italiana per rendere il Paese più competitivo nel mondo delle biotecnologie». 
 

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