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Cronaca

Catania, il racconto disperato di una turista: «Primo giorno in città, derubata di tutto»

Le parole di una di  turista genovese che dal 16 giugno si trova in Sicilia: «Solo qui non mi sono sentita al sicuro»

Di Concetto Mannisi

Non si capisce se sia più arrabbiata o più disperata. Ma che si tratti dell’una o dell’altra cosa cambia poco, in verità. Cambia poco per lei - la signora Grazia Cervignano, turista genovese che dal 16 giugno scorso, sta girando la Sicilia in compagnia del marito. Cambia poco per chi l’ascolta e che, da catanese, si vergogna profondamente di dover dare risposte e spiegazioni a chi pensa che qui, ai piedi dell’Etna, siamo tutti una masnada di delinquenti. Cambia poco, più in generale, per la città, che di sicuro godrà ben poco della pubblicità che i due liguri faranno al loro ritorno a casa. 

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Alla fine ci sarà chi proverà a convincerci che quel che è accaduto alla signora Grazia poteva accadere dappertutto, che tutto il mondo è paese. Ma noi siamo certi che non è così. Che in una città in cui stupidi teppistelli non hanno remore a lasciare i monopattini in sosta sulla corsia degli autobus, in via Etnea, senza correre il rischio di essere fermati, identificati e puniti da una pattuglia di appartenenti a qualunque forza dell’ordine (e ci fermiamo a questo racconto, perché drammaticamente preoccupante nella sua banalità); che in una città in cui ancora non si riesce a sbloccare il progetto e a far partire i lavori per la famosa Cittadella della polizia, quella che porterebbe decine di poliziotti sulle strade, invece che impegnati in “inutili” servizi di piantonamento di oltre una dozzina di uffici, peraltro affitati e pagati con i soldi dello Stato; che in una città in cui ci si può ritrovare a gambe per aria soltanto per avere incrociato lo sguardo con qualche malandrino, magari mentre si è in monopattino sulla pista ciclabile del lungomare; ebbene, in questa città è più facile che tutto ciò avvenga.

«Io e mio marito - racconta la signora Grazia - siamo arrivati in Sicilia, con la nave proveniente da Genova, lo scorso 16 giugno. Abbiamo visitato Palermo, nostro primo punto d’approdo, Monreale, Seesta, Selinunte, San Vito lo Capo, Macari, Agrigento, Ragusa e tante altre bellezze che questa terra custodisce». «Purtroppo - prosegue - abbiamo deciso di inserire nel nostro itinerario anche Catania. Non l’avessimo mai fatto...».

E’ qui che siete stati derubati.

«Esattamente. Il nostro obiettivo era stare un giorno in questa città e poi proseguire dapprima per Taormina, quindi per Cefalù, avvicinandoci a Palermo dove domani (oggi per chi legge, ndc) prenderemo la nave che ci riporterà a Genova».

 

 

«Non abbiamo potuto fare nulla di tutto questo - si rammarica - e ciò a seguito dell’accoglienza che a Catania ci è stata riservata».

Cosa è accaduto?

«Noi in Sicilia siamo venuti con la nostra auto, una “Panda 4x4”, e per godere del centro storico di Catania abbiamo deciso di prenotare un B&b nella zona di piazza Stesicoro. Qui, sabato scorso, abbiamo scaricato una borsa con pochi effetti personali e poi abbiamo deciso di fare un giro, parcheggiando in un luogo non distante dalla via Etnea, ovvero via Plebiscito».

«Abbiamo saputo dopo - racconta - che non è stata la scelta migliore. Ma chi viene da Genova, cosa ne può sapere che in via Plebiscito possono accadere e accadono cose di questo genere? Abbiamo acquistato il ticket per il parcheggio sulle strisce blu, siamo tornati in albergo e quando domenica siamo andati a recuperare l’auto abbiamo avuto la sgraditissima sorpresa: non c’era più l’auto e non c’erano più le  valigie che avevano lasciato nel mezzo, perché ritenevamo inutile portarcele dietro. Inutile ovunque, dico oggi. Ma non a Catania».

 

 

Mai avuto problemi dal 16 giugno a oggi?

«Mai. E questo mi dispiace sottolinearlo. Siamo dovuti venire ai piedi dell’Etna per trovarci depredati di tutto quel che avevamo».

Anche del denaro?

«No, per fortuna carte di credito e documenti li avevamo portati con noi. Ma in quella macchina, che possono pure tenersi, c’erano le mie cose, le nostre cose. Mie e di mio marito. E’ quelle che rivoglio».

Sarà difficile riaverle.

«Io ci spero ancora. Abbiamo presentato denuncia in questura e speriamo di avere almeno questa gioia in extremis. Ma dubito che tutto ciò mitigherebbe l’amarezza, anche perché domani (oggi per chi legge), saremo costretti a dirigerci a Palermo in pullman e a rinunciare alle ultime tappe del nostro viaggio».

Perché ha deciso di raccontare questa storia ai catanesi?

«Perché spero che capiscano. Perché il turista è sacro: porta soldi, occupazione, risorse.... Va trattato bene, non depredato. E, allora, mi auguro che il sindaco di questa città, che mi dicono che non c’è, si sbracci e operi in questo senso. Magari affiancato da chi di dovere. Che se è vero, come mi è stato detto, che un venti per cento di catanesi sta provando a rovinare questa città, anche l’altro ottanta per cento merita di vivere dignitosamente e di non vergognarsi per le azioni di chi non merita di essere definito “cittadino”. Roba da matti...». 

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