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IL PROCESSO

Palagonia, chiesti 18 anni di carcere per l’ex assessore: «Commissionò l’omicidio Calcagno»

Il pm richiede la condanna di Antonino Ardizzone, accusato di aver ingaggiato il killer che poi uccise il bracciante agricolo

Di Laura Distefano |

«Condannare Antonino Ardizzone alla pena di 18 anni, considerando le equivalenti le generiche all’aggravante della premeditazione». È stata questa la richiesta di pena avanzata al gup Pietro Currò dal pm Santo Di Stefano – che ha sostituto Marco Bisogni, dal 24 gennaio membro togato del Csm – per l’ex assessore di Palagonia accusato di aver ingaggiato il killer che poi ha ucciso Francesco Calcagno nel 2017. Nella requisitoria sono state passate in rassegna le fasi di un’indagine cominciata da una confessione choc dello stesso politico – arrestato lo scorso anno dai carabinieri – che poi è stata improvvisamente ritrattata giustificandosi sul fatto che aveva assunto psicofarmaci. 

Ma l’inchiesta ormai era stata avviata ed ha portato i riscontri a quei racconti. Controlli incrociati dei tabulati, intercettazioni post-omicidio riprese in mano e rilette con un’altra lente di osservazione, conversazioni anche dei familiari  del politico dopo la notizia del suo lungo interrogatorio in caserma. I parenti lo hanno quasi minacciato di lasciarlo solo se non avesse richiamato gli investigatori dicendo che si era trattato solo di una ricostruzione inventata.     I riscontri acquisiti hanno portato alla misura cautelare emessa dal gip a gennaio 2022. 

Ardizzone, secondo la tesi accusatoria, avrebbe fatto da “intermediario”  con i familiari di Marco Leonardi, assassinato nel 2016, per trovare un sicario  che vendicasse quel delitto. E ci sarebbe stata la mediazione con alcuni esponenti della Stidda di Canicattì che avrebbero commissionato l’assassinio al licatese Luigi Cassaro che è già stato condannato.  

L’udienza preliminare, ieri, è proseguita con le discussioni delle parti civili (familiari della vittima e comune di Palagonia) che hanno chiesto la condanna dell’imputato.  Molto articolata è stata invece, l’arringa del difensore, l’avvocato Francesco Panebianco, che ha insistito per la nomina di un collegio peritale (già rigettato in precedenza) affinché possa accertare la capacità di “intendere e di volere” del suo assistito nel momento in cui si è sottoposto all’interrogatorio oltre al suo attuale stato psichiatrico. E inoltre ha chiesto che venga ascoltato il perito nominato dalla difesa. Infine ha chiesto al gup la piena assoluzione di Ardizzone “per non aver commesso il fatto”. In subordine, il legale ha fatto istanza affinché il giudice commini all’imputato  il minimo della pena prevista per le contestazioni con il riconoscimento delle attenuanti generiche.

L’udienza preliminare è stata aggiornata al 23 marzo per le repliche. Poi ci sarà la sentenza.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

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