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Agrigento

Livatino, è il giorno del giudice Beato: festa a Canicattì e Agrigento blindata

Di Redazione

PALERMO - Canicattì, la città di Rosario Livatino, il primo Magistrato Martire elevato agli onori degli altari, questa mattina si è svegliata insolitamente presto nonostante la giornata domenicale. Tutti vogliono essere davanti al televisore per seguire in diretta Rai la cerimonia di Beatificazione già iniziata alle 10 in cattedrale ad Agrigento, città che è stata blindata per l'evento non senza polemiche tra i cittadini che lamentano la privazione della libertà di spostarsi. A presiedere la solenne concelebrazione è il cardinale Marcello Semeraro, Prefetto della congregazione delle cause dei Santi. Poco più di duecento gli ammessi in cattedrale. La «chiesa universale» di Rosario Livatino fatta da fedeli e concittadini resterà fuori dal luogo di culto e distante dall’area della cattedrale di Agrigento, off limits già da giovedì scorso. «Questa non è la festa - dice Giuseppe Palilla, presidente dell’Associazione intitolata al Magistrato e suo compagno - che meritava ed avrebbe gradito Rosario. Anche chi ha supportato con me e le Associazioni e Postulazione diocesana di questa causa è stato tenuto lontano da questa festa. Ci scusiamo per colpe non nostre e cercheremo di rimediare». 

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«Accogliendo il desiderio del cardinale Montenegro, concediamo che il venerabile servo di dio Angelo Rosario Livatino d’ora in poi sia chiamato beato e che, ogni anno, si possa celebrare la sua festa il 29 ottobre». Ed è con queste parole che il giudice Livatino è stato proclamato beato. In contemporanea il reliquario dove è contenuta la camicia indossata dal beato il giorno in cui venne ucciso dalla mafia, è stato collocato in una teca della cattedrale. Si tratta di un reliquiario realizzato in argento martellato e cesellato.

«Nonostante le difficoltà legate alla pandemia consideriamo questo giorno come un regalo prezioso della divina provvidenza che rende ancora più bello il volto della chiesa agrigentina. Sono passati quasi trent'anni dallo storico grido di San Giovanni Paolo II nella valle dei Templi, quando, dopo aver incontrato i genitori del giudice Livatino e a conclusione della solenne celebrazione eucaristica, invitò in modo accorato i mafiosi a convertirsi». Lo ha detto, durante la cerimonia di beatificazione di Rosario Livatino, il cardinale di Agrigento Francesco Montenegro. «Da allora la nostra chiesa ha sentito il bisogno di conoscere meglio la figura del giovane giudice. Le testimonianze raccolte e la ricostruzione della vita del beato Livatino ci hanno spinto ad aprire la fase diocesana del processo di beatificazione - ha spiegato - . Alla sua conclusione, la documentazione è stata consegnata alla Congregazione dei Santi per i passaggi previsti e ha avuto la conferma nella scelta di Papa Francesco di dichiararlo martire. Si tratta del primo giudice che viene riconosciuto martire a motivo della fede professata e testimoniata fino all’effusione del sangue». «Quanto abbiamo vissuto ci responsabilizza a testimoniare con coraggio il Vangelo con una vita di fede semplice e credibile come quella del giudice Livatino. Speriamo che questa nostra terra di Sicilia, che purtroppo ancora soffre a motivo della mentalità mafiosa, faccia tesoro di questa lezione», ha proseguito. «Il pensiero e la preghiera, in questo momento, non possono non andare ai tanti magistrati, uomini delle forze dell’ordine, politici e a quanti altri sono state vittime della violenza dei malavitosi», ha concluso il cardinale Montenegro.

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