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Ragusa

Autostrada Siracusa-Gela, a rischio il tratto modicano

La Cgil: l’aumento dei costi, il mancato pagamento degli stipendi e il pericolo che le imprese «serie» abbandonino
 

Di Giuseppe La Lota

Il sistema dei lavori pubblici andava già a rilento per vari motivi, ma  con la guerra in corso da febbraio in Ucraina si rischia la paralisi. E’ l’analisi della Cgil provinciale fatta dal segretario generale Peppe Scifo e dal segretario Fillea Franco Cascone.

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“Gli effetti della guerra in Ucraina - scrivono i due sindacalisti- stanno producendo ricadute molto preoccupanti sul lavoro e il già lento e difficile prosieguo dei cantieri delle opere pubbliche. Un allarme considerevole per il territorio ragusano riguarda, ancora una volta, il cantiere della Siracusa – Gela proprio nell’ultima fase di lavori per il completamento del lotto Ispica/Pozzallo-Modica.  Il 2021 è stato superato con moltissime difficoltà a causa dell'aumento del prezzo di alcune materie prime fondamentali come il ferro, il cemento e il carburante”. C’è il rischio che le opere tanto attese e già in dirittura d’arrivo si blocchino di nuovo.

“L'intervento della mano pubblica- continuano Scifo e Cascone- ha elargito ristori all'impresa attuatrice per 5,5 milioni di euro, secondo quanto previsto dai decreti. Questi aiuti nel 2021 sono stati calcolati in considerazione di una media ponderata tra le varie percentuali di aumenti delle diverse materie prime. Alla crisi dei prezzi e alle difficoltà di reperimento delle materie prime si aggiunge il ritardo dei pagamenti dei S.A.L. Su questi devono essere pagate le somme aggiuntive per  gli  aumenti anteriormente aggravati nel 2022  da quando è in corso la guerra”.

Rallentano i lavori, e di conseguenza anche i pagamenti. “Ad oggi- denuncia il sindacato- mancano i pagamenti per gennaio e febbraio  2022 e gli ulteriori stadi di avanzamento fino ad ora, compresi le somme aggiuntive per gli aumenti dei costi di produzione.  Occorre quindi che il Cas e il governo regionale compiano ogni sforzo possibile per accelerare i tempi di pagamento, al fine di evitare il blocco dei cantieri, l'ulteriore slittamento del completamento del lotto e per  scongiurare pesanti   ricadute sui livelli occupazionali”.

Un’analisi spietata e reale, quella della Cgil. “Il problema riguarda l'intero comparto delle costruzioni pubbliche e quindi occorre l'intervento dello Stato per far fronte all'adeguamento dei prezzi nelle gare assegnate negli ultimi anni e ora in esecuzione. C'è poi il tema delle risorse del PNRR per la realizzazione e il completamento  delle opere pubbliche progettate secondo piani economici oggi non più sostenibili. Il rischio potrebbe essere rappresentato dalla diserzione dalle gare dei soggetti più solidi e strutturati lasciando campo libero ad imprese che sosterranno gli aumenti dei costi di produzione attraverso la compressione dei diritti e dei salari a discapito della sicurezza sul lavoro”.

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