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IL DIBATTITO

Catania, il termovalorizzatore a Pantano d’Arci è solo un progetto ma già divide: ci farà uscire dall’emergenza discariche?

C'è chi la vede come la soluzione all'emergenza rifiuti e chi invece come un impianto ormai inutile

Di Maria Elena Quaiotti |

Sotto il Vulcano sorgerà uno dei due termovalorizzatori previsti dalla Regione siciliana, molto probabilmente nella zona di Pantano d’Arci, con annessa discarica per lo smaltimento delle ceneri con capienza di 50mila tonnellate l’anno, basata sulle proiezioni del conferimento. L’altro termovalorizzatore dovrebbe sorgere a Bellolampo nel Palermitano.

Avevamo già parlato di questa ipotesi che ieri è stata confermata dal sindaco Enrico Trantino nel complimentarsi con il presidente della Regione, Renato Schifani, per la nomina a commissario straordinario per il completamento della rete impiantistica integrata del sistema di gestione dei rifiuti. Secondo Trantino si tratta «una grande opportunità per la Sicilia per chiudere la lunga stagione delle emergenze e delle inquinanti e costose discariche». Per il primo cittadino «tante difficoltà finora hanno impedito di realizzare moderni impianti di trattamento dei rifiuti e soprattutto i termovalorizzatori di ultima generazione, allineando finalmente l’isola al resto d’Europa».

Il termovalorizzatore a Pantano d’Arci a Catania – secondo il sindaco – favorirebbe anche la riduzione dell’andirivieni dei rifiuti da un capo all’altro dell’isola o addirittura fuori regione, garantendo una maggiore protezione dell’ambiente e della salute pubblica.

Tutte ragioni che per esempio hanno spinto il Comune di Roma a bandire una gara per la realizzazione di un termovalorizzatore di ultima generazione in grado di trattare 600.000 tonnellate, produrre energia pulita e calore per il riscaldamento. Dovrebbe essere pronto nel 2026.

Le polemiche

Ma le parole di Trantino hanno riacceso le polemiche. E se da un lato appare normale che Legambiente -da sempre contraria ai termovalorizzatori e a favore di una raccolta differenziata efficiente – attacchi il sindaco di Catania, dall’altro sembra strano che a bocciare la soluzione sia Fabio Cantarella, ex assessore all’Ecologia della Giunta Pogliese e oggi responsabile regionale dei Dipartimenti della Lega (che fa parte della giunta Trantino). «Il termovalorizzatore non risolverà i problemi – ha sentenziato – E poi a Pantano d’Arci sarebbe dovuto sorgere piuttosto l’impianto a gestione pubblica per la digestione anaerobica della frazione umida, quella che ci costa di più, con produzione di biogas. Era stato individuato e ceduto il terreno, la convenzione approvata dalla Srr, votata in Consiglio comunale e finanziata dalla Regione. Che fine hanno fatto la piattaforma e i fondi regionali, utili non solo alla città ma anche ai Comuni della provincia?».

Secondo Cantarella «prima dobbiamo pensare a conferire sul territorio tutte le frazioni differenziabili, umido, carta e cartone, plastica e vetro, e su piattaforme che siano a gestione pubblica. Serve ad evitare danni all’ambiente e ad abbattere i costi di trasporto. Oggi il 70/80% delle piattaforme sono a gestione privata e i Comuni devono subire chiusure e prezzi diversi. Non è certo il termovalorizzatore che risolverà il problema rifiuti, piuttosto serve investire davvero sulla raccolta differenziata».

Le piattaforme

Il tema delle piattaforme viene confermato dal Consorzio Gema, che ha in appalto il lotto Centro del “porta a porta”: «Se fossero pubbliche e sul territorio – ha confermato il direttore Fabrizio Patania – avremmo meno criticità legate alla flessibilità degli orari di apertura, anche il costo di conferimento sarebbe calmierato. Oggi, ad esempio, conferiamo carta e cartone ad Augusta, mentre le terre di spazzamento a Caltanissetta».

In effetti nel Catanese c’è la più alta concentrazione di impianti privati di tutta la Sicilia. Spicca Oikos a Motta Sant’Anastasia, che ha di recente strappato dal Tar la sospensiva della sentenza in cui il Cga aveva annullato l’autorizzazione integrata ambientale per la discarica di Valanghe d’inverno, con una capacità residua di 240mila tonnellate. In mano a privati anche l’unico Tmb, di Sicula Trasporti, al confine fra Catania e Lentini. Così come cinque dei sei Forsu (Frazione Organica del Rifiuto Solido Urbano): tre nel capoluogo, uno a Ramacca e uno a Belpasso per un totale di 440mila tonnellate annue autorizzate; l’unico pubblico è di Kalat Impianti a Grammichele per 27.300 tonnellate..

Una parziale risposta a Cantarella sull’impianto per l’umido arriva da Salvo Tomarchio, attuale assessore all’Ecologia: «Il sito individuato dalla scorsa Amministrazione non ci convince, perché inserito al centro del polo industriale e nessuno ad oggi è riuscito a rassicurarci sul controllo delle emissioni di odori all’esterno. Assieme al sindaco Trantino ci siamo confrontati con associazioni, professionisti e i progettisti che hanno vinto la gara della Regione. La realizzazione è una priorità, stiamo ultimando le valutazioni su un altro sito ugualmente valido sempre all’interno della zona industriale, ma lontano di qualche km dai più importanti insediamenti produttivi esistenti e subito dopo siamo pronti a partire con la realizzazione. Sulle altre piattaforme non abbiamo al momento possibili soluzioni pubbliche, se non conferire in quelle in convenzione con la Srr o che si sono aggiudicate gare del Comune».COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA


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