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Catania, riprendono i lavori su viale A. De Gasperi: nodo isolatori verso la soluzione

Di Cesare La Marca |

Catania – Operai al lavoro sul viadotto di via Acireale, uno dei “simboli” ormai datati di una ultradecennale incompiuta, il tratto “Rotolo-Ognina” del viale De Gasperi, insieme ai piloni ancora “scoperti” su cui dovrà essere posato il viadotto finale da 120 metri che sboccherà sul viale Ulisse, fase cruciale e conclusiva dell’opera parallela al lungomare. I lavori sono finalmente ripresi per installare il parapetto di sicurezza sul ponte di via Acireale, e procederanno nei prossimi giorni con la realizzazione dei marciapiedi e l’asfaltatura del tratto sciaroso di via del Rotolo, anch’esso dal lontano 2006 in attesa di essere ultimato.

La ripresa dei lavori è un fatto positivo, che precede un passaggio ancora più importante, il parere atteso dal Comune entro fine mese sul completamento delle ultime verifiche tecniche in corso da parte di una società abilitata che sta testando i “vecchi” isolatori sismici, una trentina di dispositivi in neoprene ad alta densità e acciaio che dovranno essere collocati tra i piloni e il viadotto per “assorbire” eventuali scosse sismiche; questi vennero forniti oltre tredici anni addietro col primo dei due appalti che si sono resi necessari, quando la certificazione richiesta all’impresa fornitrice era diversa da quella introdotta dalla successiva normativa.

Un parere questo che è stato a sua volta “autorizzato” dal Consiglio superiore dei Lavori pubblici, a cui il Comune aveva chiesto un chiarimento tecnico e giuridico sulla possibilità di utilizzare gli isolatori “datati” ma per il resto del tutto identici a quelli di nuova produzione, e dunque con pari garanzie di funzionalità nello “smorzare” eventuali scosse, da mettere in conto specie in un territorio come il nostro. E da Roma il parere è stato favorevole, raccomandando però una preliminare verifica tecnica, che è quella in fase di conclusione. Una questione tecnica dovuta ai lunghi anni di stop tra un appalto e l’altro, prima che la Protezione civile rifinanziasse la seconda parte dell’opera, che ha complicato fino alla fine un iter già a dir poco travagliato: tredici anni di ritardo sui tempi previsti, due appalti per realizzare la stessa opera, inframmezzati da un lunghissimo stop che rischiò di consegnarla alla storia delle grandi incompiute.

Un iter travagliato, quello di “Rotolo-Ognina”, tra stop e ripartenze, una lunga “trattativa” tra Comune e Regione affinché fosse finanziato il secondo appalto che dovrà completare una tra le opere starali più attese, perché darà la possibilità di “liberare” un buon tratto del sottostante lungomare, nell’auspicio che proceda anche l’iter di “Rotolo-Europa”, che completerebbe la viabilità alternativa a monte del waterfront.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA