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IL CASO

Catania, dopo 5 giorni in attesa di una Tac firma le dimissioni e lascia l’ospedale contro il parere dei medici: esposto in Procura

Dal racconto di un paziente a La Sicilia è partita una denuncia presentata dal Codacons e dall’Associazione Italiana per i diritti del malato e del cittadino-Articolo 32/97

Di Francesca Aglieri Rinella |

Ricoverato in ospedale e – in attesa cinque giorni di una Tac con mezzo di contrasto – lasciato a digiuno e senza assistenza. È la denuncia che Francesco Puglisi, autista dell’Amts di 62 anni, ha affidato a La Sicilia raccontando «quei cinque giorni di inferno trascorsi senza che qualcuno si preoccupasse della mia sofferenza».

Stanco dell’attesa, il paziente, decide di lasciare l’ospedale e chiede di essere dimesso. Contro il parere dei medici – che gli hanno diagnosticato una polmonite in neoformazione vescicale da operare – Francesco lascia il reparto e torna a casa.

Gli eventi

Puglisi lo scorso 8 novembre arriva al Pronto Soccorso dell’ospedale Garibaldi Centro perché accusa febbre e difficoltà respiratorie. Si sottopone a una radiografia al torace e agli esami di laboratorio e l’indomani (il 9 novembre) viene ricoverato nel reparto di Medicina Interna Area Critica per proseguire il percorso diagnostico e terapeutico. Per il 13 novembre i medici che lo hanno in cura programmano la Tac al torace e all’addome con mezzo di contrasto, ma sul paziente è impossibile reperire l’accesso venoso periferico. I sanitari decidono così di inoltrare una richiesta ai colleghi della Rianimazione per posizionare un midline (catetere venoso periferico), ma la richiesta non può essere evasa per indisponibilità del personale medico.

Il racconto

«Vado all’ospedale Garibaldi – ricostruisce Puglisi – per una polmonite, ho febbre e dispnea e uno scompenso al cuore. Appena mi hanno trasferito in reparto sono cominciati i guai perché hanno cercato di prendermi la vena, senza riuscirci. Mi hanno fatto più di 50 buchi tra gambe, braccia e mani e disperato ho chiesto se mi applicassero una cannula di accesso venoso dal braccio che si chiama midline. Per essere sottoposto a una Tac sono trascorsi cinque giorni senza che mi facessero alcunché, mi hanno lasciato senza mangiare perché dovevano esguire l’esame con il mezzo di contrasto. Continuavano a dirmi che non era possibile reperire l’accesso venoso e che i colleghi della Rianimazione non erano disponibili. Io purtroppo sono affetto da tante patologie tra cui il morbo di Crohn, ho una cardiopatia ischemica cronica e una fibrillazione atriale permanente, ho il diabete mellito di tipo 2 e sono obeso. Ecco perchè vedendomi trattato così e sentendomi preso in giro ho chiesto le dimissioni. Ho passato cinque giorni di inferno e non potevo neanche parlare».

Da questo racconto è partito un esposto-denuncia che è stato presentato alla Procura della Repubblica di Catania dal Codacons e dall’Associazione Italiana per i diritti del malato e del cittadino-Articolo 32/97COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA