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Commissario alla depurazione ma senza “riuso”. E così in Sicilia 1.000 litri di acqua al secondo finiranno in mare

Nell'Isola assetata fa scalpore l'attuale impossibilità di riutilizzare i reflui delle fognature adeguatamente filtrati per agricoltura e industria: il piano del commissario Fatuzzo

Di Mario Barresi |

«Riuso». Nella Sicilia assetata c’è una parolina che manca. Manca nella dizione (e dunque nelle competenze) del commissario straordinario unico per la depurazione. Solo per la depurazione, appunto. Cosa cambia? Un esempio per chiarirci le idee: il sistema di depurazione catanese, a regime (chissà quando, ma si spera al più presto) «produrrà 1.000 litri di acqua al secondo, cioè 84.000 metri cubi al giorno, che andranno buttati come rifiuti a mare». Parte da questo dato, sconosciuto quanto clamoroso, Fabio Fatuzzo. Che impersona il ruolo con la parola che manca. Nelle prossime settimane il commissario (dopo una missione in Egitto assieme al ministro Adolfo Urso, di cui è consulente a titolo gratuito per gli aspetti idrici del Piano Mattei per l’Africa) avrà un paio di colloqui decisivi per proporre l’upgrade del suo ruolo nazionale. Vedrà di certo il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, e magari anche la premier Giorgia Meloni. Entrambi di certo interessati a un passaggio che «potrebbe non certo risolvere ma di certo alleviare la crisi idrica in Sicilia relativamente ai settori dell’agricoltura e dell’industria».

Proprio mentre la Regione aspetta da Roma la dichiarazione dello stato d’emergenza nazionale per la crisi idrica, che potrà dare il via ai primi interventi, Fatuzzo pone ai vertici del governo nazionale il tema di un «cambiamento di visione» rispetto alla missione di una struttura nata per rispondere alle procedure d’infrazione comunitaria nei confronti dell’Italia. Ma ci sono almeno tre elementi che andrebbero rimessi al passo con i tempi. La prima, e la più importante, è che il commissario non gode di deroghe in stile Pnrr, a partire dalla «mancata storicizzazione delle procedure che fa venire meno gli effetti giuridicamente vincolanti» come la nomina dei Rup che si occupano dei progetti, che decadono al termine del mandato del commissario, e dalla «mancata possibilità di assumere personale in quiescenza per rafforzare la struttura tecnica e amministrativa».

Tanti progetti, poche risorse umane

Fatuzzo racconta che «a fine agosto dello scorso anno, subito dopo la mia nomina, mi sono ritrovato con una montagna di progetti sul tavolo e la disponibilità di risorse umane ridotta al minimo, con a disposizione soltanto i funzionari delle società convenzionate». Una situazione che si ripercuote anche sulla gestione degli appalti. «Tacciatemi pure di vigliaccheria – ammette Fatuzzo – ma ritengo che il commissario non è nelle condizioni di potersi occupare delle procedure: io non faccio né farò gare, ma le affido alle centrali di committenza, perché non intendo appesantire la struttura».

Ma il passo decisivo, per il commissario, sta proprio nell’aggiunta della competenza sul riuso. «Oggi il mio compito è portare avanti gli interventi sulla depurazione necessari per rispondere alle procedure di infrazione. E se pensassi a opere che contemplano anche il riuso potrei paradossalmente essere tacciato di irregolarità amministrative, oltre che erariali».

Dunque riecco quella parolina – «riuso» – da aggiungere all’attuale competenza, per poter finalizzare alcune idee che già ci sono. E sono rivolte alla “sete” di aziende agricole e industrie. «Pensiamo a un sistema di vasche di accumulo con una duplice finalità: l’uso irriguo, rispettando i quattro diversi livelli di depurazione previsti per legge, e le necessità industriali». Ovviamente con un diverso livello di raffinazione, ed è qui che entrano in campo le competenze dei Consorzi di Bonifica (sui quali Fatuzzo aveva avuto un’interlocuzione con l’ex assessore regionale all’Agricoltura, Luca Sammartino) e delle aziende più grosse.

Su quest’ultimo versante, il commissario ha in programma «degli incontri con i vertici di StMicroelectronics e di 3Sun, interessati (ma non soltanto loro) a «una collaborazione per realizzare l’ultima parte della filiera infrastrutturale per avere l’acqua che poi saranno loro a depurare ulteriormente in base alle loro necessità produttive». Ma prima andrebbero realizzate le condotte che dai depuratori portano il flusso alle vasche d’accumulo, una delle quali ipotizzata nella zona industriale di Catania vicino a Ikea. Un’utopia? Forse, visti i tempi della burocrazia. «Eppure – ricorda Fatuzzo – i reflui delle fognature sono costituiti appena dal 5 per cento di materiali solidi e il restante 95 per cento è liquido, che, con opportuni trattamenti, diversi in base all’uso finale, darebbero un importante contributo a risolvere la crisi idrica relativa all’uso non potabile».

Le altre opere

Sul tavolo del commissario nazionale Fatuzzo ci sono opere siciliane per 2,4 miliardi, di cui quasi 1,7 soltanto nel Catanese, dove secondo i dati della struttura commissariale «appena il 20 per cento delle abitazioni sono collegate a una fognatura». Per questo Fatuzzo spinge per «accelerare le procedure e trovare i soldi che mancano». Il complesso sistema per collegare il vecchio allacciante al nuovo prevede «sei lotti che vanno dall’Acese alla zona nord della provincia, passando per il capoluogo». Un asse «costituito dai depuratori di Misterbianco-Belpasso, Acireale e Mascali, con ulteriori interventi previsti per Adrano, Palagonia, Caltagirone e Scordia-Militello».

L’elenco delle opere è stato «aggiornato con uno scambio di informazioni con il ministero dell’Ambiente», ma soprattutto «integrato con 350 milioni messi disposizione dall’Accordo di coesione» che sarà a breve firmato da Palazzo Chigi con la Regione. Tirando le somme c’è la necessità di «circa 960 milioni», rivela Fatuzzo, per coprire i due più importanti interventi su Catania, nella fattispecie Misterbianco-Belpasso e Acireale, ma «contiamo di reperire le risorse grazie alla significativa disponibilità mostrata dal governo Meloni».

m.barresi@lasicilia.it

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