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Il 25 settembre è l’anniversario dell’uccisione di tre eroi antimafia siciliani

Di Redazione |

PALERMO – Ricorre oggi il 40esimo anniversario della morte del giudice Cesare Terranova, ucciso a Palermo dalla mafia assieme al maresciallo Lenin Mancuso, suo collaboratore. Era il 25 settembre del 1979. I killer attesero Terranova e Mancuso in via De Amicis e aprirono il fuoco. Il magistrato era rientrato da poco nel capoluogo siciliano. Per due legislature era stato eletto nelle liste del Pci ed era stato membro della commissione antimafia. Si accingeva a insediarsi al posto di capo dell’ufficio istruzione di Palermo. Qualche anno prima, nel 1974, aveva inchiodato Luciano Liggio, la “Primula Rossa” di Corleone. Per l’omicidio del giudice Cesare Terranova e del maresciallo Lenin Mancuso, la corte d’assise di Reggio Calabria ha condannato all’ergastolo come mandanti i componenti della cupola di Cosa Nostra: Salvatore Riina, Bernardo Brusca, Bernardo Provenzano, Francesco Madonia, Pippo Calò, Antonino Geraci, Michele Greco.

Il 25 settembre 1988, la mafia uccideva invece lungo il viadotto Grottarossa della strada statale 640 Agrigento-Caltanissetta il giudice Antonino Saetta, presidente della I sezione della Corte d’Assise d’Appello di Palermo, e il figlio Stefano. L’agguato scattò poco prima della mezzanotte. L’omicidio, come è stato accertato dagli inquirenti, sarebbe stato deciso dalla cupola mafiosa presieduta da Riina per punire il magistrato che aveva pesantemente condannato killer e mandanti di efferati omicidi e che era candidato a presiedere la corte d’appello del primo maxiprocesso alle cosche mafiose del palermitano. Nel luogo dell’agguato furono contati oltre un centinaio di bossoli, anche di una mitraglietta da guerra. Per l’omicidio Saetta sono stati condannati all’ergastolo con sentenza definitiva il boss Francesco Madonia, palermitano, e Pietro Ribisi, di Palma di Montechiaro. 

Il ricordo di Mattarella

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel 40° anniversario dell’assassinio del Magistrato Cesare Terranova, ha inviato al Sindaco del comune di Petralia Sottana, Leonardo Iuri Neglia, il seguente messaggio: «Il 25 settembre del 1979 venivano uccisi in uno spietato agguato, per aver fedelmente servito lo Stato, il Giudice Cesare Terranova e il Maresciallo della Polizia di Stato Lenin Mancuso, addetto alla sua sicurezza. Magistrato rigoroso e preparato, profondo conoscitore della realtà siciliana, Cesare Terranova seppe cogliere la forza e la pervasività della mafia, qualificandola per primo come una “associazione delinquenziale” dalle variegate forme, la più pericolosa ed insidiosa delle quali “è quella camuffata sotto l’apparenza della rispettabilità”».

Da giudice istruttore, ricorda il Capo dello Stato, «comprese la trasformazione in atto della mafia, ormai infiltrata nella vita pubblica ed economica e ben sorretta dal pilastro inossidabile dell’omertà. A lui si deve l’avvio di una stagione di indagini coraggiose e di processi inediti, culminata molti anni più tardi nel maxiprocesso di Palermo». «Proseguì – sottolinea Mattarella – da parlamentare il suo appassionato impegno per l’affermazione della legalità, mettendo a servizio delle istituzioni democratiche il patrimonio di conoscenze acquisito nel corso della sua esperienza giudiziaria».

Rievocare, conclude Mattarella, «la vile uccisione di Cesare Terranova e Lenin Mancuso richiama la necessità di resistere alle intimidazioni della mafia, opponendosi a logiche compromissorie ed all’indifferenza, che minano le fondamenta dello stato di diritto. A distanza di quaranta anni, desidero rinnovare i sentimenti di partecipazione e vicinanza del Paese ai loro familiari, ai colleghi e agli amici che li hanno conosciuti e stimati e che, in questi anni, ne hanno costantemente tenuto viva la memoria».COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA