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Rifiuti all’estero, la Regione ai sindaci: «Subito i bandi o sarete commissariati»

Di Mario Barresi |

CATANIA – Come si annuncia, sul fronte dei rifiuti, l’estate che sta per cominciare? Al di là dello scontro politico e dei suggestivi retroscena, ecco il punto della situazione.

«L’emergenza dovrebbe essere governata seppur con qualche fisiologico rischio», è la risposta sintetica che arriva dal Dipartimento dei Rifiuti, dove l’assessore Alberto Pierobon lavora in stretto contatto con il governatore Nello Musumeci. C’è innanzitutto un fronte diplomatico da gestire nei rapporti con Roma. Dai primi approcci avuti col nuovo governo, si conferma un atteggiamento di sospetto: «Da anni la Sicilia promette di fare cose che poi non ha mai fatto, non siete credibili», è il chiaro messaggio che arriva dagli interlocutori istituzionali. E ciò, nella linea del governo regionale, si tramuta in un imperativo categorico: «Bisogna recuperare la credibilità, recuperando il tempo perduto».

Come? A Palermo, sul versante delle risposte immediate, hanno un’idea di base: il problema più grave, in questo momento, non è la carenza di impianti. Da una stima comparata del Dipartimento Rifiuti, infatti, la Sicilia ha una dotazione di discariche e di impianti Tmb (trattamento meccanico-biologico) superiore a Lombardia, Piemonte e Veneto. Ed è stato fra l’altro tamponato l’ultimo problema legato alla mancata autorizzazione dell’impianto di Siculiana, compreso fra quelli ricondotti dalla gestione straordinaria a quella ordinaria dal presidente della Regione. Dopo il no di Roma (relativo soltanto al sito privato della Catanzaro, via libera per altri 5 impianti), il Dipartimento regionale ha dirottato i rifiuti indifferenziati di 66 comuni fra Trapani, Gela e Catania. Un altro elemento che fa ben sperare, soprattutto in prospettiva estiva, è l’imminente apertura di un altro impianto fisso pubblico a Ragusa.

Il punto è che gli impianti scoppiano perché la raccolta differenziata, soprattutto nelle grandi città, resta ferma al palo. Se in Lombardia a finire in discarica è appena il 4% di rifiuto indifferenziato, in Sicilia l’ultimo dato ufficiale si attesta sull’80-81%. Ed è questa la priorità del governo regionale. Il break even della raccolta differenziata, com’è noto, è fissato al 35%, «percentuale che mette in sicurezza il sistema siciliano». Il problema è che, nonostante il pressing della Regione, molti comuni stentano. Nella classifica delle maglie nere ci sono le tre grandi città metropolitane (Catania, Messina e Palermo), ma anche Siracusa e Barcellona Pozzo di Gotto.

Nonostante le buone performance di alcuni comuni anche grossi (al Dipartimento regionale c’è apprezzamento per Agrigento che in due mesi sfiora il 70%) l’enorme quantità di rifiuti non differenziati prodotti nelle metropoli siciliane è una palla al piede, che rischia di appesantirsi in estate. Perché, nonostante la media di differenziata regionale sta per salire dal 20 al 25-26%, il boom di presenze di turisti e siciliani di rientro (nei tre mesi estivi si stima una forbice fra il 10 e il 20% di aumento di produzione dei rifiuti, con punte del +200% nelle località con maggiori presenze) avrà l’effetto di «tirare il sistema all’osso». Ed è su questo scenario che si rischia.

Anche per questo si accelera. E c’è un ultimatum ai Comuni: se il 30 giugno non saranno pronti i contratti per l’invio dei rifiuti all’estero, la Regione (entro il 1º ottobre) commissarierà i sindaci inadempienti. Sono infatti i Comuni, anche attingendo alle disponibilità raccolte dalla manifestazione d’interesse promossa dall’assessorato, a dover attivare (e pagare) questa procedura, che non è di competenza della Regione. I costi? Da una media attuale di 130 euro si passerà a 200 euro a tonnellata, anche se dal Dipartimento Rifiuti assicurano che la quota da spedire fuori regione sarà soltanto la sottrazione dal 35% della quota di differenziata attuale. Per intenderci: se un Comune si attesta al 10%, dovrà “esportare” il 25% di rifiuti. Ma saranno comunque costi ingenti. A carico dei cittadini.

Intanto, per il medio-lungo termine, si lavora alla pianificazione. Con due milioni di euro a disposizione per la progettazione, ma anche per il successivo monitoraggio. Dopo l’approvazione del piano-stralcio in commissione all’Ars, sono in dirittura d’arrivo i piani d’ambito. Ma il Dipartimento, sulle direttive politiche di Musumeci e Pierobon, lavora gà alla sfida più importante: il Piano regionale dei rifiuti. È su questo strumento (l’ultimo è del 2010) che s’è già messo in moto il professor Guido Angelini, con uno staff di 25 esperti. Ed su questo che si potranno misurare i «contributi» invocati dal governatore. Che «non parlava soltanto del M5S», chiariscono a Palermo.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA