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SeeSicily, pure per la Regione è stato un flop: «Spese irregolari, il 25% non ammissibile»

La stessa Autorità di Audit bacchetta il Turismo: «Comunicazione, criticità inficiano l’iter». L'assessore Amata: «Ora nuova programmazione»

Di Mario Barresi |

Carta canta. C’è un documento che fa chiarezza sui fondi usati dall’assessorato al Turismo per la promozione dell’iniziativa “SeeSicily”. «Sono state riscontrate criticità o irregolarità tali da inficiare la correttezza e la regolarità delle spese dichiarate». Parole-pietre, scritte in un atto interno, che La Sicilia ha avuto modo di consultare: la relazione dell’Autorità di Audit regionale. «Al termine delle verifiche espletate è possibile concludere che l’esito dell’audit è parzialmente negativo».

Si tratta di una verifica effettuata dall’ufficio, afferente alla Presidenza della Regione, che ha il compito di vigilare sui programmi cofinanziati dalla Commissione europea. Così come avviene per tutti gli altri fondi Ue, l’Autorità ha svolto dei controlli a campione. Su una minima parte delle risorse gestite dal Turismo con SeeSicily”: 2.720.473,75 euro sul plafond complessivo di 75 milioni presi dal Fesr, di cui 28,8 milioni (all’inizio erano appena 4,8) infine destinati a «promozione e monitoraggio». Il risultato del “blitz”, relativo proprio a questo capitolo, non lascia molti margini di dubbio: «La spesa non ammissibile, che concorrerà al tasso di errore da rettificare nell’ambito della chiusura dei conti del periodo contabile 2021/2022, ammonta a 680.118,44 euro», pari al «25% della spesa certificata oggetto di audit».

In soldoni significa che un quarto della spesa certificata (cioè fondi già utilizzati) di una parte di “SeeSicily”, selezionata a campione, è ritenuto fuori norma. L’assessorato regionale al Turismo ha presentato delle controdeduzioni all’esito dell’audit, sostenendo la correttezza delle procedure e la congruità delle risorse certificate, e ha chiesto di evitare il taglio del 25% o, in subordine, di ridurne la percentuale. Spiegazioni ritenute però «insufficienti» dall’Autorità regionale diretta da Grazia Terranova: confermata la necessità della “sforbiciata” lineare di 1/4 dei fondi controllati. E la «rettifica», si legge nella relazione, dovrà essere applicata ad altri 40.412,50 euro (su una spesa certificata di 161.650 euro) anche circa «l’affidamento alla ditta Manzoni», che per l’Audit è «affetto dalla medesima criticità».

«Sull’audit chiederemo conto e ragione al dirigente del servizio», balilleggiano i deputati del gruppo di FdI all’Ars in un comunicato stampa, quasi a voler mettere in guardia una burocrate fra le più stimate della Regione. Non sapendo di essere stati già stati smentiti, nei fatti, dallo stesso assessorato guidato dalla meloniana Elvira Amata. Il dipartimento Turismo, infatti, ha già comunicato all’Audit di voler «garantire le dovute correzioni finanziarie».

E cioè applicherà la riduzione complessiva di 720mila euro chiesta da Terranova. «Un atto dovuto – lo definisce Amata – poiché si tratta di una scelta tecnica, legata al rapporto fra uffici della pubblica amministrazione regionale». Ma l’esito dell’audit non è vincolante rispetto alle scelte del Turismo: l’assessorato avrebbe potuto rifiutare il taglio. Perché non l’ha fatto? «S’è ritenuto opportuno, dopo la risposta alle nostre controdeduzioni, adeguarsi alle richieste dell’Autorità», taglia corto l’assessora di FdI. Amata è più che mai convinta dell’effetto benefico della promozione sulle presenze turistiche. Eppure annuncia una «programmazione diversa» sulla comunicazione: «Un piano pluriennale, avendo chiaro l’intero programma degli eventi, compresi quelli religiosi nei comuni, per avere una pianificazione completa per più media, nazionali e regionali, compreso il mondo degli influencer, utili alla promozione della Sicilia».

Una scelta ben ponderata. Magari legata a due aspetti. Il primo è di opportunità: il controllo dell’Autorità, per definizione non certo ostile nei confronti della pubblica amministrazione regionale, è soltanto il primo di una lunga serie. Che si concluderà con il verdetto della Commissione europea. E così, di fronte alla prospettiva di un’ulteriore indagine erariale (sulla gestione delle risorse di “SeeSicily” il M5S annuncia un esposto alla Corte dei conti regionale, che già indaga sul caso Cannes), ignorare l’esito di un audit può essere rischioso. Il secondo aspetto è legato a una sorta di autocoscienza burocratica. L’Autorità di Certificazione, altro ufficio che dipende da Palazzo d’Orléans, «provvederà a detrarre» il 25% «dai conti, dandone opportuna evidenza». E poi il dipartimento Turismo s’è già impegnato a «procedere alle verifiche sulla spesa certificata» di “SeeSicily” pure negli altri due periodi contabili (il 2020/21 e il 2022/23) che sono per ora sfuggiti al setaccio dell’Autorità regionale. E «nel caso in cui dalle verifiche risultino procedure affette dalle medesime irregolarità», sarà lo stesso assessorato a «chiedere l’applicazione della rettifica del 25% alla spesa certificata».

E non finisce qui. Perché, nonostante l’assessore Amata smentisca aver ricevuto «comunicazioni ufficiali», fonti della Presidenza sostengono che sia in arrivo una seconda tegola sul Turismo: un altro taglio lineare di 700mila euro circa, pari sempre al 25% della spesa certificata, dopo che l’Audit ha spulciato un diverso capitolo di “SeeSicily”. Quello, altrettanto ingarbugliato, dei voucher per il pernottamento dei turisti.Sforbiciate destinate tutte a diventare debiti fuori bilancio per la Regione. A meno che non si riesca, con una “magia” burocratica, a imputare le spese su altri programmi extra-regionali.Twitter: @MarioBarresiCOPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

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