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Stato-mafia, il pg di Palermo: «Illogica l’assoluzione di Calogero Mannino». E lui: «Resto attonito»

Di Redazione |

PALERMO – La procura generale di Palermo tenta di demolire la sentenza di assoluzione dell’ex ministro di Calogero Mannino nel processo stralcio sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia. Il Pg Giuseppe Fici ha depositato agli atti del processo principale sulla trattativa, in corso davanti alla corte d’assise d’appello, una memoria che ha ad oggetto proprio la sentenza di assoluzione di Mannino, giudicato separatamente e ormai scagionato definitivamente dall’accusa di aver dato il là al dialogo criminale che pezzi dello Stato avrebbero avviato con Cosa nostra. Il deposito è avvenuto alla seconda udienza dedicatale alla requisitoria.

L’assoluzione di Mannino, tra i protagonisti principali, secondo l’accusa, della trattativa, pesa come un macigno sul processo in corso che vede imputati di minaccia a corpo politico dello Stato ex ufficiali dell’Arma come Mario Mori, Antonio Subranni e Giuseppe De Donno, boss e politici come Marcello Dell’Utri.

La Procura generale nella memoria parla di «manifesta illogicità della motivazione assolutoria con riferimento ai fatti in precedenza accertati nel procedimento a carico dello stesso per concorso esterno in associazione mafiosa, indicativi di pluriennali rapporti con importanti esponenti mafiosi».

«Non si mette in discussione il giudicato assolutorio- dice il pg- ma c’è la necessità di parlarne» anche per «una valutazione unitaria agli altri elementi di prova che confermano il fondamento dei fatti accertati nel diverso procedimento a carico di Mannino».

«E’ doveroso rappresentare anche in questo giudizio – si legge nella memoria – le doglianze rimaste senza risposta nel parallelo giudizio definito con il rito abbreviato. Le motivazioni del giudice di primo grado del processo Mannino sono approssimative e confuse anche nella ricostruzione del percorso argomentativo dell’accusa, mentre quelle dell’appello sembrano più che altro incentrate a enfatizzare ogni possibile criticità, a volte con evidente travisamento dei fatti, piuttosto che valutare la coerenza del ragionamento dell’organo requirente».

Infine dice il pg, «si è travisata la circostanza che Paolo Borsellino avesse approvato l’iniziativa dei carabinieri Mori e De Donno di agganciare Vito Ciancimino». Secondo l’accusa dietro all’avvicinamento dell’ex sindaco mafioso non ci sarebbe stato il tentativo di arrestare i latitanti ma proprio l’avvio della trattativa.

L’ex ministro

«Sono attonito di fronte al fatto che la Procura Generale di Palermo non tenga in alcuna considerazione la decisione della Cassazione e la richiesta di inammissibilità dei motivi proposti dalla Procura Generale della Cassazione. Sul mio abbreviato si è formato un giudicato definitivo validato da un Gup in primo grado, da una Corte D’Appello in secondo grado e dalla Cassazione in terzo grado». Lo ha detto l’ex ministro Calogero Mannino replicando a distanza alla Procura generale di Palermo

«Ciò malgrado, come se niente fosse la Procura Generale, anticipando che non condivide la Cassazione, afferma il principio della immutabilità dell’accusa – dice ancora Mannino – La fissazione è peggio della malattia, diceva Camilleri».COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA