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L’ultimo treno pirandelliano dal teatro agli applausi al FilmFestival di Torino

"L'uomo dal fiore in bocca" di Gabriele Lavia sarà anche disponibile su RaiPlay il 30 dicembre

Di Redazione |

Piove nel film e piovono applausi al TorinoFilmFestival su “L’uomo dal fiore in bocca” regia di Gabriele Lavia, fuori concorso per la sezione Tracce di teatro. Film fortissimamente voluto dalla produttrice Manuela Cacciamani di One More Pictures dopo aver assistito allo spettacolo dell’attore-regista catanese stagione 2016-2017, ricordo indelebile anche per chi scrive avendovi assistito al Teatro Franco Parenti di Milano. Coprodotto da Rai Cinema “L’uomo dal fiore in bocca” sarà su Raiplay il 30 dicembre. 

«Manuela Cacciamano mi ha insistito. Io non volevo fare il film – dice Lavia – ma alla fine ho ceduto». Ed eccoci in un grande festival del cinema che riconosce il forte rapporto fra grande schermo e teatro quando è in mano a grandi della nostra scena, come Lavia appunto, per il quale può valere quello che dice lui di Pirandello: «Genio assoluto, uno dei pochi nomi da contare sulle punte delle dita che resteranno sempre: come i 3 grandi tragici dell’antichità, Shakespeare, Checov, Ibsen, Strindberg». 

Protagonisti del film un uomo condannato a morte da un epitelioma («il fiore in bocca») e un «pacifico avventore» carico di pacchetti dono che ha perso il treno. Una stazione solitaria in Sicilia. Luce fredda e obliqua, pioggia battente, fari e sferragliare di qualche treno, una donna di nero vestita che passeggia sulla banchina. Pacchetti avvolti in carta luccicante di diversi colori che portano un po’ di vivacità nell’ambiente. Ma è vivacità apparente. L’atmosfera è lugubre e prende lo spettatore. 

«Il testo è quello teatrale un po’ ridotto. Ma “L’uomo da fiore in bocca” dura 7 minuti, quindi l’ho interpolato con pezzi di novelle: “Caffè notturno” che Pirandello senza cambiare una virgola trasformò in testo teatrale e diverse altre in cui si parla dei temi soliti dell’Agrigentino: amore, morte. filosofia, rapporto con le donne. I temi sono quelli ma li ho espansi. E’ nata una cosa strana ma non è stato un grande lavoro per me che conosco molto bene le novelle». 

La sala d’attesa della stazione è spoglia e deserta, la banchina della stazione registra interventi virtuali rispetto allo spettacolo teatrale: «Qui c’è un paesaggio, si materializza il treno di cui al teatro non c’era nemmeno l’ombra, l’unica cosa che era e resta vera è la pioggia, poi i due si mettono a ballare mentre parlano della morte. Siamo stati due giorni sotto l’acqua, eravamo fradici veramente».

La donna che passa è “la donna” ma è anche la morte. «Per un attimo ha un primo piano perché non è vero che l’uomo l’intravvede, per un attimo la vede da vicino e poi è un’ombra che passa e lui la scaccia». 

«“L’uomo dal fiore in bocca” ascolta con morbosa curiosità e attenzione il racconto della piccola vita del “piccolo” uomo per coglierne l’assenza di senso, la stupidità delle sue illusioni, l’insulsaggine delle sue occupazioni e degli impegni o “impicci” inutili rappresentati da tanti “pacchetti” che impediscono all’ometto di poter vivere. Cioè di non perdere il suo treno. In quest’ultima stazione della vita si incontrano i due “piccoli uomini”. L’uno è condannato dalla malattia, l’altro, “l’uomo pacifico”, è condannato alla vita e anche alla morte. Discutono e discutono, diventano amici. Alla fine uno rimane con una pistola accanto e si capisce che il treno che l’altro perde, lo perde perchè a casa non ci vuole arrivare».

Nel cast Michele Demaria e Rosa Palasciano (la donna di nero vestita) mentre Lavia è il personaggio del titolo.  Altro Pirandello attende ora Lavia. Fra un mese via alle prove di “A birritta cu li cincianeddi” interpolazione libera di versione italiana e siciliana. Debutto il 6 febbraio a Spoleto. «Mi è stato utile – dice il libro di Sarah Zappulla Muscarà, un’esperta assoluta. Lei ha scritto di “A birritta” genesi, sviluppo, storia, notazioni critiche. Io mescolo siciliano e italiano e viene fuori uno strano pasticcio».  L’ironia è sempre sulla bocca di Gabriele. La moglie Federica Di Martino arriva appena in tempo per suggerirgli la data di Spoleto che non ricordava. «Ha sentito – ride – che si parlava di lei (che sarà nello spettacolo) e come tutte le donne, eccola. E’ come tutte le mogli pirandelliane». COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA