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Ponte Barca, quel paradiso dimenticato a due passi dalla città

Di Redazione |

E’ uno di quei luoghi – e in Sicilia ce ne sono purtroppo tanti – del “potrebbe essere”. L’area naturale di Ponte Barca, a tre km da Paternò, è uno di quei classici paradisi a due passi dalla città che nessuno controlla e che nessuno gestisce. Per lo meno per come si dovrebbe controllare e gestire un pantano naturale nel quale vivono tutto l’anno aironi bianchi e cinerini, cormorani, becchi a spatola, polli sultano e tanti altri uccelli acquatici e animali selvatici. Ma non solo. Percorrendo la Sp 139 che da Paternò porta a Santa Maria di Licodia, si incontrane le mucche che convivono con gli “aironi guardabuoi”, sembra un paesaggio africano in miniatura, ma siamo in provincia di Catania.

Insomma, un’area che è un gioiello (in teoria) amato da chi ha combattuto per anni per salvaguardarlo, a cominciare dal naturalista Luigi Lino e, oggi, dal suo braccio destro, Grazia Muscianisi, dell’Associazione Pro Natura Catania e Ragusa, quotidianamente sottoposto allo scempio di chi lo usa come discarica per rifiuti di ogni genere o come circuito da motocross. La cartolina “scempiata” è il profilo dell’Etna sullo sfondo della zona umida con la spazzatura in primo piano. E il “potrebbe essere” lascia il posto alla domanda più frustrante: ma perché sputare sulla bellezza?COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA