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Agrigento

Paura Coronavirus, ad Agrigento un lunedì pieno di ansia e paura

Di Gaetano Ravanà

Nessun caso ad Agrigento di contagio, se per questo nemmeno in Sicilia, eppure, gli agrigentini si sono fatti prendere dall'ansia e dalla paura.

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Non è stato un lunedì normale, non il solito lunedì agrigentino, dove solitamente si fatica a riprendere i ritmi dopo la domenica. Oggi è stato diverso, la gente correva, correva come se ci fosse da evitare la peste. Correva ovunque, e se le file in banca o alla Posta erano sostenute, se la dava a gambe levate.

Ci fosse stato Gabriel Garcia Marquez, quello dell'"Amore ai tempi del colera", poteva benissimo scrivere un altro libro, intitolandolo magari "La solitudine al tempo del Coronavirus".

Solo nei vari supermercati e discount abbiamo trovato centinaia e centinaia di persone con carrelli stracolmi, come se ci fosse in atto una guerra e bisogna tapparsi dentro casa. Negli altri esercizi commerciali, poca gente e, tutti, come detto andavano di fretta. Se poi magari, qualcuno tossiva o starnutiva, allora meglio rimandare l'acquisto in un'altra occasione.

"Questa scena l'ho vista almeno una decina di volte in tutta la giornata - dice un edicolante - ormai, se qualcuno tossisce o starnuta, ricordiamoci che siamo ancora in inverno, malgrado le alte temperature, e quindi ci si può prendere una influenza. In particolare, c'era un cliente che stava facendo una ricarica telefonica, dietro di lui, una signora cui cinquantanni, mia cliente, tra l'altro. Questo signore ad un tratto starnutisce, la signora mi saluta e se ne va, dicendomi torno dopo".

Ma la stessa scena dell'edicolante, è stata vissuta anche dai baristi e altri esercenti.

Ormai c'è il panico più assoluto. I grandi e piccoli esercizi commerciali gestiti dai cinesi sempre più vuoti. Se prima si snobbavano i ristoranti, adesso, anche quelli che vendono di tutto di più hanno perso i clienti, tanto che già domenica scorsa, qualcuno ha preferito chiudere la saracinesca.

Anche per le strade cittadine poche persone; bar e ristoranti, ma anche paninerie, solitamente piene all'ora di pranzo, sono rimaste vuote o quasi.

Eppure, dicevamo, non c'è nessun caso di contagio. Avere rispetto e timore per il Coronavirus d'accordo, ma non si sta esagerando?

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