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Linea soft di Musumeci, niente sfida autonomista a Roma sugli orari dei locali

Di Mario Barresi |

CATANIA – Il modello autonomistico emigra di pochi chilometri: dalla rivoltosa Trento alla più diplomatica Bolzano. Il senso politico, invece, fa un viaggio molto più lungo: dalla dichiarazione di guerra all’enunciazione di buoni propositi. Nello Musumeci cambia strategia in corsa: niente più sfida aperta alle contestate chiusure (soprattutto di ristoranti e bar, cinema e teatri) del Dpcm di Palazzo Chigi.

Il disegno di legge votato ieri sera, poco prima di mezzanotte, dalla giunta regionale è uno strumento molto più soft, con cui il governatore rivendica la «responsabilità di anticipare e accompagnare la ripartenza per meglio rispondere alle specifiche esigenze del territorio siciliano».

Quattro soli articoli senza alcuna misura specifica su allungamenti degli orari di apertura in Sicilia. Ma, come la definisce Palazzo d’Orléans, «una norma che dà la possibilità al governo regionale di adeguare la ripresa delle attività economiche all’andamento effettivo del contagio nell’Isola».

Nel ddl, che oggi sarà trasmesso all’Ars, si dichiara più che altro un principio, quello di «contemperare la tutela delle libertà e dei diritti fondamentali delle persone con la necessità di contrastare e contenere il diffondersi del virus». Perciò in Sicilia «l’esercizio e la ripresa graduale delle attività economiche, produttive, culturali, ricreative, sportive e delle relazioni sociali» sarà disciplinato, «a tutela della salite dei cittadini», in relazione all’«andamento epidemiologico».

Tradotto: quando la curva dei contagi scenderà, la Regione (dopo il voto dell’Ars) avrà uno strumento per modulare riaperture e deroghe. Le eventuali misure “autonomistiche” saranno disciplinate da ordinanze del governatore, sentito il parere del Cts. E «nei limiti e nei principi e degli interessi» su cui si basa «la legislazione statale emergenziale», alla luce del «principio di sussidiarietà», con l’obiettivo di «meglio rispondere alle specifiche esigenze del territorio siciliano».

Tutto qui. Nel ddl della giunta non c’è altro, a eccezione dell’istituzione di «una Commissione di esperti quale organo tecnico consultivo» della Regione, nominata dall’assessore alla Salute Ruggero Razza.

Il parto, cominciato con le prime nervose doglie a Sala d’Ercole di martedì sera, è stato lungo e travagliato. Se ne doveva già discutere dopo il dibattito in aula, poi la giunta è stata rinviata a ieri mattina e s’è riunita soltanto in serata. Nel frattempo a Palermo arriva la notizia che il governo nazionale impugnerà l’ordinanza anti-chiusure della Provincia autonoma di Trento. Troppo rischioso, oltre che potenzialmente inutile, guardare a quel modello.

Del resto, il fatto che Musumeci non avesse già usato lo strumento dell’ordinanza (ben più immediato ed efficace del ddl, che, nella migliore delle ipotesi entrerà in vigore a fine novembre) era già indicativo del fatto che, al di là degli annunci in tv, stavolta lo strappo con Roma non ci sarebbe stato. Ed è lo stesso governatore ad ammetterlo: «Stiamo applicando in Sicilia lo stesso principio adottato dalla Provincia autonoma di Bolzano nello scorso maggio che assicura il rispetto dei valori costituzionali della sussidiarietà e della leale collaborazione. Quindi, chi parla di “scontro” con lo Stato è solo in malafede».

Da fonti della giunta emerge «un clima molto positivo, con una bella discussione sui contenuti». Un confronto che – con Gaetano Armao fra le colombe prudenziali e Toto Cordaro fra i falchi aperturisti – alla fine ha portato a cestinare una prima versione del testo, che in pratica era un “copia&incolla” in salsa sicula della norma di Bolzano, con ben 24 articoli e misure più specifiche su singole attività, ma anche sugli spostamenti all’interno del territorio regionale.

Anche la prospettiva dei tempi all’Ars (con rischio di bocciatura di singoli articoli) è stata decisiva per arrivare al testo più generico. Che, secondo uno degli assessori più vicini a Musumeci, «è molto equilibrato e consente di entrare in maniera seria a sostegno delle imprese».

Certo, i commercianti e le piazze infuocate che aspettavano una norma per allargare le maglie dei divieti in Sicilia rimarranno molto delusi. Ma Musumeci, che nella seduta di ieri sera ha più volte precisato di «non essere diventato un negazionista», prova ad aprire un varco diplomatico più sottile e forse più duraturo. «Questo strumento – è l’ultima riflessione dopo le lunghe ore di giunta – non è una risposta di pancia alle legittime proteste, utile solo per pochi giorni in vista di tempi duri , ma uno strumento più flessibile in prospettiva». Sottinteso: dopo l’imminente picco e l’inesorabile lockdown nazionale.

Twitter: @MarioBarresi

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