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Politica

La difficile scelta di FdI su Palermo, ma in gioco c'è il Nello bis

La Russa vede Salvini e Ronzulli, un blitz (vano) sullo scambio Cascio-Musumeci. L’ex rettore Lagalla sondato sulla rinuncia ai renziani

Di Mario Barresi

L’ultimo focolaio di speranza s’è acceso ieri a Palazzo Madama. Quando Ignazio La Russa è riuscito a incrociare, più o meno casualmente, i colleghi Matteo Salvini e Licia Ronzulli. Il discorso sulla Sicilia è venuto fuori dopo pochi minuti: «Non capisco perché si devono rinviare le scelte sulle Regionali», il mantra del delegato di Giorgia Meloni alle trattative siciliane. Con ennesima moral suasion sugli alleati: Fratelli d’Italia appoggia Ciccio Cascio a Palermo, in cambio di un’intesa - che nella versione della chiacchierata di ieri potrebbe limitarsi anche a «un  impegno d’onore» - sulla ricandidatura di Nello Musumeci. Il leader della Lega si defila quasi subito, mentre la senatrice forzista, incalzata da La Russa sulla tesi che «Berlusconi ha un’ottima opinione di Nello», prende tempo.

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Ed è questo lo spiraglio che attraversa la giornata di ieri. «Stiamo aspettando di verificare se c'è una disponibilità. Altrimenti a breve prenderemo una decisione», scandisce La Russa all’Ansa. Incurante del fatto che poco prima, ospite di Un Giorno da Pecora, il coordinatore nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani avesse chiuso la porta al pacchetto completo: «Se ne parlerà al momento opportuno, non ci sono in vista regionali siciliane. Se ne parlerà dopo l’estate».

Fino a sera FdI ha atteso il riscontro dell’ambasciata, sperando che Forza Italia rompesse l’asse con la Lega, magari indispettita dal patto dei salviniani con Cateno De Luca a Messina. Ma nessun segnale. Né da Arcore né da Roma. E così il pallino resta nelle mani di Meloni. Sempre meno convinta - almeno così la descrive chi le ha parlato ieri - della corsa solitaria a Palermo con Carolina Varchi. «In un voto insidioso come quello comunale corriamo il rischio di misurare l’asse FdI-Musumeci con dati al ribasso rispetto alla nostra forza effettiva, legittimando dal 13 giugno in poi chi si oppone albis del governatore», la tesi. E allora le scelta si restringe a due ipotesi. La prima: convergere su Cascio, compiendo quello che qualcuno definisce «un “beau geste” nei confronti di chi prova in tutti i modi a fregarci» con la prospettiva di un virtuale «credito di lealtà»  da spendere dopo sul bis di Musumeci. Il candidato forzista aspetta con fiducia: «La partita ormai si gioca sui tavoli romani, tutto dipenderà dalle libere scelte della Meloni». Ma in FdI (e soprattutto nel Pizzo Magico) c’è chi sostiene che la scelta «più logica e strategica» sia invece appoggiare Roberto Lagalla, anche perché «andare con Cascio significherebbe una resa a chi non vuole Nello ricandidato». Un’idea talmente radicata da far ipotizzare un viaggio romano del governatore per quel «caffè» rimasto in sospeso con la leader di FdI al Vinitaly. L’ex assessore dell’Udc è stato sondato sulla prospettiva di rinunciare all’appoggio di Davide Faraone, ma il compromesso offerto sarebbe una lista senza il simbolo renziano che resta un tabù per Meloni. Lagalla è stato pure pressato da un altro fronte: il centrista Antonello Antinoro e il leghista Luca Sammartino fra i pontieri per convincere l’ex assessore udc a un passo di lato pro-Cascio. Entro sabato, comunque, dovrebbe arrivare la scelta di FdI su Palermo. «La posta in gioco è altissima, non possiamo sbagliare questa mossa», l’ultima confessione serale di un ultra-musumeciano.
Twitter: @MarioBarresi

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