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VERSO LE REGIONALI

Tutti i dubbi del centrosinistra sulle primarie siciliane arrivano al tavolo Conte-Letta

Il M5s frena e ancora non ha un candidato unico, il Pd ostenta sicurezza e punta sulla Chinnici, Fava “scalpita”

Di Mario Barresi |

Due incontri. Al vertice. Uno in mattinata a Palermo, l’altro nel pomeriggio a Roma. Il primo è un «disteso caffè» fra Anthony Barbagallo, Claudio Fava e Nuccio Di Paola. Il segretario regionale del Pd e il leader dei Cento Passi sondano l’oracolo pentastellato sul dubbio che attanaglia il  centrosinistra siciliano: «Ma voi, sulle primarie, cosa avete in testa?». Tutt’altro che scortesia, soprattutto alla luce del silenzio seguito al vertice romano con Giuseppe Conte. Venerdì scorso, quando lo stesso Di Paola e Giancarlo Cancelleri sono stati ricevuti dal leader nazionale.

«Sul metodo partecipativo di scelta del candidato del fronte progressista» (in poche parole: le primarie), il capodelegazione grillino rassicura Barbagallo e Fava: «Noi non vogliamo rompere il tavolo». Ma, come emerso da Roma, la linea del M5S resta quella di frenare una macchina già in corsa (la bozza di regolamento delle primarie è stata già scritta e inoltrata dai “tecnici” della coalizione ai vertici politici), con lo stesso argomento sempre sbandierato da Cancelleri. Ovvero: «Prima parliamo di perimetro magari allarghiamo al centro. Poi le regole si scrivono in due ore. E non è detto che debbano servire le primarie».  Carota e bastone, in un lezioso stop&go che rischia di spazientire anche il pazientissimo Barbagallo. «Sono comunque fiducioso. Ci sono ancora da limare alcuni aspetti tecnici, ma ritengo – ammette il segretario regionale del Pd – che ormai il percorso delle primarie non possa non essere condiviso da tutte le forze della coalizione».

Un messaggio di pace con un sottinteso di guerra: se il M5S fa lo strappo, noi andiamo avanti lo stesso. Dall’incontro palermitano, oltre a un Fava definito «scalpitante», emergono una quasi-certezza e un’incertezza. La prima è che il Pd ormai ostenta con gli alleati la scelta di puntare sull’eurodeputata Caterina Chinnici, che avrebbe accettato di sottoporsi alle primarie; la seconda è che il M5S non sa come gestire la diaspora interna sulle nomination per le Regionali: oltre al  candidato “istituzionale”, Cancelleri, che aspira a un’indicazione romana di Conte, in lizza ci sono sempre Dino Giarrusso e Luigi Sunseri, entrambi disponibili all’esame di gazebo e voto online. «Come farete a scegliere?», chiedono gli alleati al capogruppo grillino all’Ars. Risposta: «Ne sceglieremo uno solo».

Nel caffè di ieri, però, Di Paola non si sbilancia sul «mandato condiviso con il nostro leader Conte», che sarà esplicitato «nel prossimo tavolo politico regionale della coalizione». All’inizio previsto per venerdì, ma poi slittato (o forse “traslocato” a Catania) per la concomitanza di un evento di Fava.

Al più tardi, comunque, si farà nei primi giorni della prossima settimana. Con un ordine del giorno piuttosto fluido: prima la “mozione d’ordine” del M5S  e poi, eventualmente, la discussione sul regolamento delle primarie.

E qui c’entra molto il secondo incontro. Quello, sempre ieri, ben più importante e delicato fra lo stesso Conte ed Enrico Letta. Ieri i due leader  «non si sono nascosti le tensioni di queste ultime settimane» sui temi nazionali dell’alleanza: dalle armi in Ucraina al termovalorizzatore di Roma. Eppure, secondo fonti di entrambi gli schieramenti, i due leader avrebbero trovato anche un po’ di tempo per parlare d’altro. Delle prospettive del difficile test di Palermo, ma soprattutto delle Regionali d’autunno. Con il leader del M5S, secondo quanto anticipato ai suoi, pronto a porre all’alleato dem una «questione di principio e di sostanza politica». E cioè quella di una forza che «tutti i sondaggi danno prima in Sicilia» e che nei comuni «ha fatto tanti passi indietro», in tutta Italia, a favore di aspiranti sindaci del Pd, ora però risoluta su una precisa rivendicazione: «Il candidato governatore, in Sicilia, dev’essere espresso da noi».

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