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Salute: per 150 mila bimbi italiani incubi e pavor notturno

Milano, 3 gen. (AdnKronos Salute) – Due insidie che rovinano il sonno dei piccoli e dei loro genitori. “Sono gli incubi notturni e gli attacchi di pavor nocturnus, due disturbi del sonno più diffusi tra i bambini di 2-12 anni, che di solito scompaiono con la crescita”. A fare il punto è Italo Farnetani, pediatra […]

Di Redazione |

Milano, 3 gen. (AdnKronos Salute) – Due insidie che rovinano il sonno dei piccoli e dei loro genitori. “Sono gli incubi notturni e gli attacchi di pavor nocturnus, due disturbi del sonno più diffusi tra i bambini di 2-12 anni, che di solito scompaiono con la crescita”. A fare il punto è Italo Farnetani, pediatra ordinario alla Libera Università Ludes di Malta. “Il pavor avviene durante il sonno, nella prima metà della notte: il bambino – spiega il pediatra all’Adnkronos Salute – si solleva dal letto con pianti e urla, spesso con gli occhi sbarrati ma senza vedere chi ha di fronte. In effetti sta ancora dormendo, si trova nella fase del sonno non Rem, e al mattino dopo non avrà memoria di ciò che è accaduto”.

Inutile cercare di svegliarlo, mentre se si tenta di ‘consolarlo’ “di solito reagisce con maggior terrore. L’attacco può durare da pochi minuti ad oltre mezz’ora. Bisogna dire – precisa l’esperto – che si tratta di qualcosa di diverso un incubo o da attacchi di sonnambulismo: il bimbo in realtà sta ancora dormendo. Ecco perché, per tranquillizzarlo, può essere utile parlargli dolcemente per aiutarlo a calmarsi e a riprendere a dormire tranquillamente”. L’incubo, invece, “si manifesta nella seconda parte del sonno, quella in cui si sogna. E’ in effetti un sogno pauroso, spaventoso, che porta il bambino a svegliarsi in preda al terrore, con pianti e grida. In questi casi il piccolo va coccolato e rassicurato, abbracciato e aiutato a rilassarsi, per poter riprendere il sonno bruscamente interrotto”.

Quando questi episodi sono sporadici “non devono allarmare troppo. Il bambino, in ogni caso, va sempre rassicurato. Di solito dopo i 12 anni questi disturbi tendono a risolversi da soli. In caso di dubbi o di episodi ripetuti – conclude Farnetani – è bene parlarne con il pediatra”.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA