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Catania, la tempesta è in corso e la panchina di Luca Tabbiani traballa

La sconfitta contro la Juve Stabia ha lasciato il segno

Di Andrea Cataldo |

La tempesta è in corso. Non si è placata. E le previsioni non indicano miglioramenti imminenti. La trasferta di Castellammare di Stabia ha segnato un momento chiave della stagione del Catania. La sconfitta e la prestazione scialba hanno avviato profonde riflessioni. Che devono interessare tutti: squadra, allenatore, staff tecnico e dirigenza. Chi crede che la colpa sia soltanto del manager della prima squadra Luca Tabbiani si sbaglia. E di grosso.

I più attenti ricorderanno la filastrocca che lo scorso anno il vice presidente del Catania Vincenzo Grella ripeteva con cadenza quasi settimanale: «Siamo tutti in discussione, ogni giorno dobbiamo dimostrare tutti di meritarci il Catania». Questa frase, che era diventato un po’ lo slogan della scorsa stagione, in questo inizio di Serie C è stata messa da parte. Chissà se quell’affermazione vale ancora ora.Il Catania l’anno scorso ha conquistato largamente e con grande merito la promozione in C, ma in questo avvio tra i professionisti sta incontrando delle difficoltà. Difficoltà che erano prevedibili e che dovevano essere messe in conto. La dirigenza in estate ha cambiato tanto, a partire dall’allenatore e anche la squadra è stata rinnovata. E quando si cambia tanto, si sa, serve pazienza. L’avvio dei rossazzurri è stato fin qui insufficiente, questo è indiscutibile, e probabilmente se anche domenica contro il Taranto la squadra non fornirà una prova convincente e una vittoria, pagherà per tutti il tecnico. Ma nell’analisi approfondita che siamo convinti la dirigenza sta effettuando in queste ore, deve essere inserito tutto. Sulla bilancia vanno poggiati tutti i pesi.

Nelle riflessioni bisogna partire dalle assenze. Con lucidità bisogna ammettere che questa squadra in questo momento, e già da parecchie settimane, non sta potendo contare su diversi giocatori fondamentali, su tutti Livieri, Rapisarda e Rizzo. Il centrocampista messinese, dopo un lungo stop per infortunio, domenica è entrato a gara in corso contro i campani ma è sembrata ovviamente una copia scolorita dell’originale. Rapisarda è uno dei capitani di questa squadra e non averlo in squadra toglie energie a tutti. Non dimentichiamo inoltre che il tecnico in pratica non ha mai avuto a disposizione Chiarella e Dubickas. E ha potuto utilizzare De Luca con il contagocce.

Fatta questa premessa, sul banco degli imputati devono finirci alcuni giocatori che pur essendo quasi sempre titolari, fin qui hanno fatto vedere poco, anzi pochissimo. Alzi la mano chi crede che Mazzotta stia facendo il suo. Del terzino sinistro che a Catania ricordavano come un treno ancora non si hanno notizie. Eppure, in estate si è puntato su di lui e in squadra non c’è altro. Marsura arranca, sembra quasi che Tabbiani lo mandi in campo perché costretto dall’assenza di alternative. In estate quando è sbarcato, pareva potesse essere il calciatore di maggiore talento dell’intera squadra, ma fino a qui non si è fatto notare. Sembra timido, spaventato, frenato. Bocic che doveva essere la riserva giovane, è sembrato più intraprendente, più veloce, più arrabbiato, più scaltro. Più titolare.

A destra Castellini e Bouah fanno fatica, e in avanti Chiricò non può sempre segnare da 40 metri come ha fatto a Caserta. In mezzo al campo il Catania non ha ancora trovato la quadra. E la responsabilità qui non può essere di Tabbiani. Pronti via, il play è Rizzo e Rizzo si fa male. Il sostituto è Ladinetti che non funziona. Allora gioca Quaini che è un difensore. E le mezzali? Zammarini e Rocca danno equilibrio ma non portano punti. Zanellato è appena arrivato e Deli non era in condizione e ora che cominciava a essere pronto si è fatto male.

In attacco Di Carmine non può fare miracoli, a maggior ragione se non è servito. La palla a Castellammare di Stabia l’attaccante toscano non l’ha quasi mai vista ed è difficile incidere senza avere opportunità. Insomma, il match contro la Juve Stabia sarebbe potuta essere la scintilla che accendeva definitivamente il motore di una macchina che fa fatica a partire, si è rivelata una domenica da dimenticare. Tabbiani ha le sue idee e va atteso, forse gli si può rimproverare la poca rabbia agonistica che la squadra dimostra in gara, ma gli interpreti a sua disposizione stanno evidenziando limiti tecnici e caratteriali. E su questo Tabbiani può fare poco. Forse dopo aver stravinto la D la dirigenza etnea credeva di poter replicare o quantomeno provare a costruire qualcosa di solido per programmare in un paio di anni una nuova promozione. Fin qui i risultati stanno dicendo altro. E non crediamo che la colpa sia solo di Tabbiani.

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