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Streptococco, da test ad antibiotici: ecco la guida dei pediatri con domande e risposte

Roma, 24 mag. (Adnkronos Salute) – Con la maggiore circolazione dello streptococco registrata quest’anno tra i bambini cresce anche il bisogno di informazione delle famiglie, a partire dall’affidabilità dei test, l’eventuale necessità di altri esami, l’uso degli antibiotici, le allergie e persino i tempi per il ritorno a scuola. Domande a cui i pediatri della […]

Di Redazione |

Roma, 24 mag. (Adnkronos Salute) – Con la maggiore circolazione dello streptococco registrata quest’anno tra i bambini cresce anche il bisogno di informazione delle famiglie, a partire dall’affidabilità dei test, l’eventuale necessità di altri esami, l’uso degli antibiotici, le allergie e persino i tempi per il ritorno a scuola. Domande a cui i pediatri della Società italiana di pediatria (Sip) offrono risposte in una sorta di guida per i genitori pubblicata sul sito della società scientifica. Con la fine delle restrizioni attuate in pandemia si sono registrati, come noto, più contagi da virus e batteri respiratori. In particolare ci sono state più infezioni causate dallo streptococco beta emolitico di gruppo A. Allo stesso tempo si è ridotta, sia in Italia sia in Europa, la produzione dell’antibiotico più utilizzato in questi casi, l’amoxicillina. Partendo da queste premesse il tavolo tecnico malattie infettive e vaccinazioni della Sip, guidato da Susanna Esposito, ha redatto un documento per aumentare l’adesione alle linee guida nazionali per un uso appropriato degli antibiotici. L’obiettivo “è fornire ai genitori alcune risposte ai più comuni dubbi legati allo streptococco beta emolitico di gruppo A. Il consiglio principale è quello di rivolgersi sempre al pediatra per evitare un uso inappropriato degli antibiotici e garantire ai bambini le migliori cure sulla base delle evidenze scientifiche”, spiega Annamaria Staiano, presidente Sip. Queste le domande e risposte dei pediatri: 1) Lo streptococco beta emolitico di gruppo A è sempre responsabile di faringotonsilliti? E’ responsabile di circa 1 caso su 4 di faringotonsillite e interessa principalmente i bambini in età scolare e gli adolescenti, con una prevalenza che va dal 19% al 30% tra i 5 e i 19 anni. Questo streptococco all’origine delle faringotonsillite è il medesimo che causa la scarlattina. 2) Quali sono le complicanze della faringotonsillite? Questa patologia causata dallo streptococco presenta un decorso benigno, con risoluzione del quadro entro 3-7 giorni. Tuttavia, in una minoranza di casi, può provocare ascessi peritonsillari, parafaringei o retrofaringei, otite media, sinusite, mastoidite. Esistono poi altre complicanze come la malattia reumatica e la glomerulonefrite acuta post-streptococcica. 3) Il tampone faringeo è sempre attendibile? L’attendibilità del tampone faringeo dipende dall’adeguatezza della raccolta del campione. Il campione raccolto può essere analizzato mediante test antigenico rapido, esame colturale o test molecolari. 4) I test rapidi sono sufficienti per la diagnosi o bisogna fare altri esami? Un esito positivo o negativo al test antigenico rapido è sufficiente per la diagnosi nella maggior parte dei casi. Non sono raccomandati esami ematici (tasso antistreptolisinico, proteina C reattiva e conta leucocitaria) per la diagnosi di faringotonsillite. 5) Quando occorre fare il tampone? L’esecuzione del tampone deve avvenire su indicazione del pediatra curante per evitare diagnosi errate e un utilizzo inappropriato della terapia antibiotica. 6) Chi risulta positivo al tampone deve sempre fare la terapia antibiotica? Una percentuale di bambini, dal 10 al 25%, che risultano positivi al tampone sono in realtà portatori di streptococco beta emolitico A. Lo stato di portatore può perdurare da settimane a mesi, ma è associato a un rischio minimo di complicanze e a basso rischio di trasmissione. Non è raccomandato il trattamento antibiotico nei soggetti portatori. 7) In quali casi è raccomandata la terapia antibiotica? Nei pazienti in età pediatrica affetti da faringotonsillite da streptococco o da scarlattina è raccomandata la terapia antibiotica per la rapida riduzione dei sintomi e per evitare il rischio di complicanze. Se la faringotonsillite non è da streptococco A la terapia antibiotica non è raccomandata. L’antibiotico raccomandato di prima scelta è l’amoxicillina. In assenza di altre indicazioni (recidive, fallimento terapeutico) o in assenza di controindicazioni all’amoxicillina, non è raccomandata la terapia antibiotica con amoxicillina-acido clavulanico, cefalosporine o macrolidi. 8) Cosa fare se il mio bambino è allergico all’amoxicillina? In caso di allergia, sospetta o confermata, si può optare per i macrolidi. Le cefalosporine di 2° e 3° generazione non dovrebbero essere raccomandate. 9) Cosa fare se il mio bambino ha faringotonsilliti ricorrenti da Sbea dopo trattamento antibiotico? Allo stato attuale, sulla base delle evidenze disponibili in letteratura non è possibile stabilire una raccomandazione in merito alla terapia antibiotica delle faringotonsilliti ricorrenti da Sbea dopo trattamento con amoxicillina. Solo nei casi in cui è programmata la tonsillectomia potrebbe essere tentata, in alternativa, la terapia con amoxicillina-acido clavulanico o con clindamicina. 10) Quando può tornare a scuola il bambino? La ripresa scolastica in caso di faringotonsillite streptococcica o scarlattina può avvenire a distanza di almeno 24 ore dall’inizio della terapia antibiotica e non richiede né il certificato medico né la documentazione del tampone negativo. 11) Quali sono le misure di prevenzione? Sono un’adeguata igiene delle mani, una buona aerazione degli ambienti interni e l’eliminazione di possibili comportamenti promiscui come condividere utensili, bicchieri e oggetti personali.

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