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Stefano Bollani: «Venite al mio concerto a Milo, insieme faremo del bene»

Il compositore il 17 luglio nell'Anfiteatro "Lucio Dalla" a sostegno del progetto vEyes per la realizzazione di un campus musicale per bambini con disabilità visiva

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commenti 2
  • EnricaDiMauro

    16 Luglio 2018 - 19:07

    Salve a tutti sono Enrica Di Mauro adoro Bollani, ma sento di dover dire ciò che penso dell'iniziativa per la scuola di musica per bambini non vedenti. Sono rappresentante dei genitori dell'Unione Italiana Ciechi sezione provinciale di Catania, nonché mamma di un bambino non vedente di 11 anni. Nella nostra sezione da molti anni insieme al nostro presidente Professoressa Rita Puglisi abbiamo sentito l'esigenza di scendere in campo e lottare tutti insieme affinché fosse garantita ai nostri bambini una piena inclusione ed integrazione all'interno delle classi, tenendo conto che i nostri figli hanno bisogno di ausili specifici e figure di supporto specializzate, affinché possano raggiungere nel limite del possibile una soddisfacente autonomia che gli permetterà di diventare i cittadini di domani.

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  • EnricaDiMauro

    16 Luglio 2018 - 19:07

    Posso portare testimonianze di diversi ragazzi che hanno scelto di frequentare l'indirizzo musicale alle scuole medie con risultati davvero soddisfacenti sottolineo sempre che occorrono i dovuti supporti specifici, anche il nostro presidente professoressa Rita Puglisi ha frequentato il conservatorio ed oggi insegna in una scuola pubblica ricoprendo il ruolo di prof di pianoforte. Personalmente vi posso dire che anche mio figlio quest'anno ha partecipato insieme ai suoi compagni di classe alla chiusura annuale suonando il flauto. Vi posso portare diverse testimonianze di bambini che quotidianamente frequentano attività sportive, ludiche e grest estivi e questo ha portato tutti noi a quella inclusione di cui tanto si sente parlare. Noi genitori dell'uic non abbiamo nessuna intenzione di tornare indietro agli anni 70 quando esistevano le classi speciali e le persone con disabilità venivano ghettizzate. I nostri bambini non vivono in un limbo, non hanno un mondo a parte ma fanno parte e

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