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Intimidazione, busta di proiettili per il presidente regionale del Creda

Antonio Bonifacio: «Da anni mi batto per una legge trasparente sugli appalti»

Intimidazione, busta di proiettili per il presidente regionale del Creda

Caltanissetta - «La cosa che mi dà più fastidio è che da anni mi batto per una legge sugli appalti trasparente e che non favorisca le lobbies, e adesso mi vedo anche minacciato...»: è amareggiato Antonio Bonifacio, imprenditore edile nisseno, presidente del Comitato regionale difesa appaltatori, destinatario - lunedì scorso - di un grave gesto intimidatorio. Nella sede della sua impresa, Bonifacio si è visto recapitare una busta, a lui indirizzata, contenente due proiettili e il “consiglio” a farsi i fatti suoi.

La missiva, con le minacce e i proiettili, è stata consegnata alla Polizia che ha aperto un fascicolo a carico di ignori, inviando una prima informativa all’autorità giudiziaria competente.

«Inutile dire che quanto avvenuto mi rattrista - si limita a dire Antonio Bonifacio - ho parlato con la Polizia e in questo momento non mi va di aggiungere altro. Sono anni che denuncio il sistema corruttivo e non mi aspettavo certamente questa sorpresa...».

Da anni il Creda continua la sua battaglia per denunciare che «il nuovo codice degli appalti favorisce anche le imprese collegate a doppio filo con la massoneria», e lo fa con lettere-appello inviate al presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone.

Per il Creda «gli abusi che vengono perpetrati ai danni delle imprese oneste riguardano soprattutto, come era prevedibile, il sistema di aggiudicazione con l’offerta economicamente più vantaggiosa», denunciando che «nessuno pensa al fatto che, dato l’insindacabile giudizio della commissione per l’aggiudicazione, in un sistema siffatto la turbativa d’asta è sempre nascosta - a causa delle debolezze umane - dietro l’angolo».

Un’altra criticità evidenziata dal Comitato regionale presieduto dall’imprenditore nisseno, è quella delle aggiudicazioni degli appalti con il sistema dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Di recente, con una lettera inviata a Cantone e al ministro Del Rio, Bonifacio ha sostenuto che con il disegno di legge n. 56/2017 si è finito col fare «il gioco delle grandi cooperative e delle organizzazioni del malaffare, consentendo così a questi signori di turbare ogni singola gara d’appalto si svolga da Ragusa ad Aosta». Per il Creda «l’ultimo correttivo sul Codice Appalti è stato solamente uno specchietto per le allodole. Infatti non è stato corretto un bel niente, ma addirittura le cose sono peggiorate» e poi la denuncia, con «i ribassi che sono ritornati a schizzare alle stelle. Lo volete capire, se veramente non lo avete capito, che da qui al prossimo autunno i ribassi torneranno al 40%. E chi può permettersi di aggiudicarsi i lavori col 40% di ribasso dell’importo a base d’asta o è mafioso o è un corruttore. E se ci sono i corruttori, devono esistere per forza di cosa i corrotti».

Per il Creda e il suo presidente Bonifacio, «tutte le grandi menti che hanno messo in piedi strutture come l’Asmecol e il Mepa hanno contribuito a mettere in mano a pochi intimi gli strumenti per turbare le gare d’appalto in tutta Italia. Si è contribuito a fare proliferare la documentazione e tutti questi grandi sforzi non hanno calmierato i ribassi, che anzi sono ritornati a schizzare alle stelle».

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