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Le ceneri dell'Etna una vera e propria "manna" per il Mediterraneo

Secondo uno studio dell'università di Barcellona, l'eruzione del 2012 ha "fertilizzato" anche aree generalmente povere di vita

Le ceneri dell'Etna una vera e propria "manna" per il Mediterraneo

ROMA - Le ceneri dell’Etna liberate dall’eruzione del marzo 2012 e l’inverno molto freddo di quell'anno sono stati una manna per la vita nel Mediterraneo. Hanno 'fertilizzatò anche aree generalmente povere di vita. Lo sottolinea la ricerca pubblicata sulla rivista Geophysical Research Letters dai ricercatori dell’università di Barcellona e del Centro ellenico per la ricerca marina (Hcmr). La scoperta è stata possibile raccogliendo campioni di acqua a diverse profondità e misurando le temperature e la quantità di nutrienti contenuti.

 

Nel 2012 il mix di un inverno molto freddo insieme alle eruzioni vulcaniche dell’Etna avvenute a marzo, ha osservato Antoni Calafat, dell’università di Barcellona, ha agito come un 'fertilizzantè che ha fatto crescere improvvisamente e in modo massiccio il fitoplancton, ossia dei microrganismi alla base della catena alimentare marina. Questa 'esplosionè di vita è stata causata da un sensibile aumento di sostanze nutrienti nel Mediterraneo che ha ripopolato anche le aree più profonde, come un abisso profondo oltre 4.400 metri a sudest dell’isola di Creta.

 

In pratica, secondo la ricerca, l’inverno molto freddo del 2011-2012 ha fatto abbassare le temperature della superficie delle acque del Mediterraneo, di conseguenza, l’acqua diventata più fredda è diventata più pesante ed è «sprofondata» portando con sè le ceneri vulcaniche ricche di sostanze nutritive. Queste si sono legate alla materia organica presente sulla superficie del mare che hanno fatto da zavorra trasportandola in profondità. «Questo fenomeno ha creato flussi di materia organica superiore a 12 milligrammi per metro quadrato al giorno. Cioè, una 'manna' due volte superiore al flusso normale in questo ambiente marino che è estremamente povero» ha spiegato Rut Pedrosa, dell’università di Barcellona.

 

Il fenomeno dell’inabissamento delle acque più fredde è stato particolarmente evidente nel Golfo del Leone, tra Francia e Spagna, nel Mar Adriatico e nella zona della corrente di Rodi. Le acque, oltre ai nutrienti, hanno trasportato in profondità anche la C02 catturata dall’atmosfera, intrappolandola negli abissi. 

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