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Il punto di vista delle piante specie "superiore"

L'artista etneo Filippo Leonardi: «L'uomo è talmente miope da non vedere che il 99,7% della biomassa terrestre e costituita da vegetali»

Il punto di vista delle piante specie "superiore"

E’ proprio attorno a queste domande che si innesta la riflessione creativa di Filippo Leonardi, artista catanese da tempo al lavoro con i vegetali vivi per scoprire l’intelligenza “differente” delle piante ma non solo.

Sabato scorso è stata inaugurata a Londra la sua prima personale nel regno Unito dal titolo “Flora plastica” aperta fino al 27 agosto. Sette opere che propongono la complessa relazione tra l’uomo e il mondo naturale.

La mostra nata da una collaborazione tra “Five Years” (Londra) e BOCS Catania (curata da Amy E. Brown e Miriam La Rosa) mette insieme una selezione di opere dei cicli “Senza Ragione” (2007-2009), “La Visione dell’Onnivoro” (2016) e “Flora Plastica” (2016), accompagnati dal film “Prefillossera” (2017).


Una delle opere in mostra a Londra "#04" composta da una zucca e un collettore

Protagoniste le zucche, ma anche un’installazione dal titolo «Rosa», un esemplare di Rosa di Jerico, una pianta resistente alla siccità in grado di procurarsi l’acqua rotolandosi e lasciandosi trasportare dal vento. La pianta è stata inserita all’interno di una casco da parrucchiera rovesciato una sorta di “fiore metallico” che accoglie un’altra pianta. All’accensione del casco l’acqua evapora e la pianta si chiude lentamente su se stessa.


L'opera "Rosa"

«Mi interessa da sempre l’idea di un lavoro non del tutto controllabile – spiega Leonardi – per questo mi dedico ad elementi vivi. Sono uno che tende a razionalizzare ma, a volte nell’arte, questa razionalizzazione diventa eccessiva. Un modo per staccarsi da questo raziocinio umano è utilizzare elementi controllabili fino ad un certo punto. Per questo sono arrivato alle piante, un po’ perché sono essere viventi, un po’ perché mi piace lavorare sempre contro un’idea di “classificazione”, volevo portare nel mondo dell’arte esseri di una specie considerata “inferiore”, come la specie vegetale. La visione umana nei confronti delle specie differenti è talmente miope da non vederne nemmeno la supremazia numerica dimenticando che la biomassa terrestre è costituita per il 99,7% da piante, le quali ricoprono un’importanza fondamentale per la vita del pianeta, mentre il ruolo dell’uomo è del tutto marginale, tanto che la sua scomparsa sarebbe del tutto ininfluente sull’equilibrio dell’intero ecosistema».

Michael Pollan (un giornalista ambientale americano che ha scritto diversi libri sull’argomento) ha teorizzato questa idea della “superiorità” delle specie vegetali. In sostanza, non siamo stati noi ad aver strumentalizzato questi esseri viventi, ma sono stati loro che ci avrebbero quasi “assecondato” facendosi coltivare per diffondersi e svilupparsi ulteriormente. «In questo ribaltamento - dice l’artista catanese - sta lo “scarto” artistico che mi interessa il quale, poi, altro non è che un “cambio” del punto di vista».

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare Leonardi non ha messaggi “green” da lanciare o battaglie ecoambientali da condurre. «In realtà - ammette - non è il mio primo obiettivo. Certo, mettendo in primo piano certe tematiche, è inevitabile che io passi per un ambientalista e in un certo senso lo sono, perché credo che piante e animali siano più forti di quanto possiamo immaginare anche se stiamo cercando di espandere sempre di più il nostro dominio di umani distruggendo la natura giorno dopo giorno».

La mostra di Londra cerca, però, di andare oltre la “vitalità incontrollabile” dei vegetali e punta ad una fase successiva. Cioè: cosa succede alle piante dopo la morte? Di qui, l’utilizzo delle zucche, ortaggi che storicamente hanno una loro vita anche da “morte”.

«Mi sono sempre cimentato con piante vive - racconta Leonardi - adesso mi interessava analizzare cosa succede loro dopo il ciclo vitale. Molte di queste si degradano, alcune restano. La zucca è una delle piante più robuste di sempre, a partire dalla preistoria veniva utilizzata come oggetto, contenitore, galleggiante per le reti, strumento musicale e, quindi, mi è sembrata l’elemento che, nel tempo, mantenesse un durata più lunga. Del ciclo vitale delle zucche mi interessava anche l’idea “plastica” di questo ortaggio che, a volte, assume anche delle strane forme antropomorfe, così ho innestato questo “rimando” alla forma ad altri elementi».

Ecco allora la zucca collegata ad un collettore (*senzatitolo#4) che evoca la forma di un animale preistorico. Il richiamo al mondo animale non è una novità per Filippo Leonardi e, infatti, non manca nemmeno in questo mostra londinese. Tra le opere, infatti, c’è un video girato da... una tartaruga. L’animale è stato lasciato libero di muoversi in una vigna centenaria con piante pre-fillossera (l’insetto che nell’Ottocento distrusse quasi interamente le colture di viti europee ndr) con una piccola telecamera sul carapace. Stessa operazione ha compiuto Leonardi con i piccioni viaggiatori, filmando il loro volo e le loro abitudini senza alcun intento da documentarista, ma con un approccio sul “punto di vista” dell’animale. Così, la tartaruga è diventata “regista” del video che testimonia 10 minuti e 25 secondi del suo vagare in un vecchio vigneto sull’Etna (la vigna di Don Peppino, Tenuta delle Terre Nere) uno dei pochissimi con piante rimaste indenni dalla malattia dal quale si produce, un vino raro da uve di Nerello Cappuccio e Nerello Mascalese che i visitatori londinesi hanno avuto la fortuna di degustare all’inaugurazione.

«Il mondo dei video nell’arte è ormai diventato sofisticatissimo, a me interessava creare qualcosa con un’idea molto “pura” e chi, se non un animale, poteva farlo? E’ un approccio completamente diverso, non consumistico, non ci vogliono grandi cifre né grandi registi. Mentre il piccione ha “filmato” il suo volo strampalato, qui si è lavorato sulla lentezza. Quella di un essere vivente, un animale, che ha 100 anni e che si relaziona con una pianta che ha 140. Il video vuole sottolineare la vicinanza di questi due esseri viventi appartenenti a specie definite “inferiori” ma testimoni, in realtà, di una vita unica, ancora attiva, un’esperienza negata all’uomo che non ha questa longevità».

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