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Sicurezza, espulso tunisino da CIE di Caltanissetta

Si tratta di un 46enne già detenuto presso la casa di reclusione di Augusta (SR), da dove è stato scarcerato lo scorso 3 gennaio, e dove si atteggiava a leader

Sicurezza, espulso tunisino da CIE di Caltanissetta

ROMA - Il ministero dell’Interno ha espulso oggi, per motivi di sicurezza, un altro tunisino, dopo quello di ieri sospettato di avere collegamenti con l’attentatore di Berlino, Amri. Si tratta di un cittadino tunisino, 46enne già detenuto presso la casa di reclusione di Augusta (SR), da dove è stato scarcerato lo scorso 3 gennaio, per essere trasferito al CIE di Caltanissetta. Questa mattina è stato rimpatriato con un volo decollato da Palermo e diretto a Tunisi. Durante la detenzione nel carcere di Augusta, l’uomo aveva manifestato un atteggiamento di aperta opposizione nei confronti del personale della polizia penitenziaria. Il monitoraggio all’interno del carcere, al quale è stato sottoposto, aveva confermato il suo ruolo di leader tra i detenuti di fede islamica e di potenziale radicalizzatore. Salgono così a 136 le espulsioni dal 2015 ad oggi.

Il Viminale spiega come «dopo una serie di attente indagini, evidenziate da diverse attività info-investigative, svolte durante il periodo di detenzione, è emersa l’elevata pericolosità sociale dello straniero che, domiciliato a Pachino (SR), aveva rivestito il ruolo di guida e punto di riferimento per la comunità islamica di Augusta, dove si era evidenziato per i suoi atteggiamenti ultraradicali e per i suoi contatti con altri estremisti». L'uomo è stato tratto in arresto il 13 agosto 2016 dal personale del Commissariato di Pachino in esecuzione di un provvedimento di carcerazione emesso dalla Procura di Siracusa per violazione delle norme sul soggiorno in territorio nazionale.

Secondo la Digos e l’Intelligence si tratta di un personaggio carismatico, un leader che era riuscito a fare proseliti anche in carcere, prima a Siracusa e poi ad Augusta. Era domiciliato a Pachino, dove svolgeva l’attività di bracciante agricolo, ma secondo gli investigatori aveva creato attorno a sé un numero di seguaci. La polizia e l’intelligence continuano a tenere sotto controllo la zona siracusana: sia nel porto commerciale di Augusta, primo scalo d’Europa per numero di migranti arrivati dal mare per l’infiltrazione di soggetti potenzialmente pericolosi, sia sul territorio ed in particolare tra Pachino e Rosolini.

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