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Sfilato dai grillini a Musumeci, Cambiano "sindaco dei sindaci"

Il leader di #DiventeràBellissima annuncia: «Il simbolo degli anti-abusivi con noi». Ma a Licata il colpo di scena: «Andiamo con il M5S»

Sfilato dai grillini a Musumeci, Cambiano "sindaco dei sindaci"

Catania - Pulite o sporche; cuffarizzate o «un tantino incensurate»; libere dalla malapolitica o aperte a nuove trattative. Le liste, sempre le liste. Per le Regionali. Anche ieri, a una settimana dal termine per la presentazione, l’argomento ha tenuto banco, con una raffica di notizie che ha riempito l’agenda della campagna elettorale.


Ma partiamo da un’indiscrezione. Che fra poche ore diventerà notizia. Il protagonista è Angelo Cambiano. L’ex sindaco anti-abusivi di Licata, innalzato a simbolo della legalità (quella vera) e corteggiato da tutti gli schieramenti per impegnarsi più o meno in prima linea. «Mi hanno cercato tutti», ha ammesso Cambiano ai suoi amici.
Sfumato l’approccio del centrosinistra, tutte le indiscrezioni aveva no un solo sbocco: il centrodestra. Tant’è che lo stesso Nello Musumeci, di solito molto accorto, ieri mattina a Capo d’Orlando si lascia sfuggire una quasi ammissione: «Lo rivelo per la prima volta, perché l’idea è concreta: Cambiano sarà dalla nostra parte. Pur non potendosi candidare in prima persona, sosterrà la lista di #DiventeràBellissima». Il che trova subito conferma a Licata. Dove gira già da giorni il nome del candidato all’Ars. Non più Luca Scozzari (assessore-lampo per 24 ore, dimessosi per l’incompatibilità col fratello Giuseppe, consigliere comunale), ma un altro fedelissimo di Cambiano: Francesco Carità, ex consigliere e assessore del sindaco sfiduciato sotto la pressione degli abusivi.


Nel primo pomeriggio, però, dalla capitale delle ruspe e dei veleni arriva una soffiata di tutt’altro tipo. Cambiano, dopo aver consultato il suo gruppo, avrebbe deciso: «Ragazzi, andiamo con i grillini». Senza piazzare alcun candidato nelle liste, “blindate” dal voto degli attivisti dei 5stelle. Ma con un ruolo in prima persona: sarà assessore designato alle Autonomie locali, «il sindaco dei sindaci, non grillino» di cui parla da un po’ Giancarlo Cancelleri.
Introvabile, fino a tarda sera, l’ex primo cittadino di Licata. Silenzi imbarazzati, tipici di chi vorrebbe tenere nascosto il “colpo di mercato” fino all’annuncio ufficiale, sul fronte dei 5stelle.
Ma l’accordo, ormai, è cosa fatta.


Una némesis riparatoria rispetto alla gaffe sugli «abusivi per necessità» (seguì scontro Cancelleri Cambiano), ma anche clamorosa risposta allo “sfregio” subito dai grillini 48 ore prima: Martina Guarascio, figlia del muratore morto dopo essersi dato fuoco per difendere la sua casa messa all’asta, candidata all’Ars con Forza Italia, grazie alla moral suasion del deputato Nino Minardo. Poco più di un anno dopo la cerimonia - emozionante quanto retorica - in cui i grillini “riconsegnarono” l’abitazione ai Guarascio, pagata con il fondo delle indennità dell’Ars non incassate. E ora la giovane Guarascio corre con il centrodestra. Un annuncio che aveva reso Cancelleri furioso. Per l’ingratitudine, prima ancora che per la figuraccia grillina. «Sono critiche sterili», taglia corto lei in conferenza stampa. «Ho scelto di battermi contro il sistema delle aste giudiziarie selvagge che ha coinvolto in prima persona me e la mia famiglia», dice la candidata sotto lo sguardo compiaciuto di Gaetano Armao. «Su Martina attacchi indecenti, la generosità non va rinfacciata», chiosa il leader degli Indignati a trazione forzista.


La sfida Cancelleri-Musumeci è a tutto campo.
Il grillino, in mattinata, prova l’affondo. Sfidando il rivale sul tema delle liste pulite: «Ti chiedo un confronto sulla qualità e la pulizia di quelle liste che tu tanto vai decantando in giro». Concetto approfondito nella conferenza stampa di presentazione del suo secondo assessore: il deputato regionale Uscente, Giampiero Trizzino, designato per Territorio e ambiente. «Nelle liste di Musumeci – denuncia Cancelleri – ci sono persone che mi fanno rabbrividire ogni volta che le vedo. Queste sono le liste di Lombardo e Cuffaro, di Miccichè e dei suoi fatti al Ministero, del figlio di Francantonio Genovese». E infine l’ultimo appello al rivale sul filo dell’ironia: «Facciamo un confronto. Sono disposto anche a venire a casa tua, mi offri un caffè e ci intervista tua moglie».


Musumeci non risponde. «Io mi confronto ogni giorno con i cittadini che mi conoscono e apprezzano, non ho bisogno di girare con Di Maio e Di Battista per farmi riconoscere», è l’unico sfogo che riserva ai suoi. «Nessun faccia a faccia, né ora né mai», la linea che trapela dallo staff. Confermata anche da alcune associazioni che hanno invitato tutti i candidati a confronti pubblici, ricevendo un garbato «no, grazie» da quello del centrodestra. Una strategia più che legittima. Anche perché in questa campagna elettorale Musumeci è la lepre. Ieri un ennesimo sondaggio (Index Research, commissionato dal gruppo di Forza Italia alla Camera, citato da Repubblica Palermo) lo dà in vantaggio, con un 37-38% contro il 32-33% di Cancelleri. Staccato, ma in recupero, Fabrizio Micari al 18%; Claudio Fava accreditato di un 6%.


Ma il leader di #DiventeràBellissima, pur senza mai replicare direttamente, parla dell’argomento più spinoso in un’intervista a Radio Italia 60. «Non assolvo nessuno, le responsabilità della cattiva politica sono di tutti. Lo posso dire perché non ho mai messo piede alla Regione, non ho mai governato. Non ho mai fatto alleanze con Cuffaro e Lombardo, sono un uomo libero. Provate a chiedere agli altri se possono dire la stessa cosa». E prosegue: «So che ci sono persone che mi sopportano, del resto la malapolitica si annida anche nel centrodestra, non siamo mica una terra di santi in questa coalizione... Il problema è se il caposquadra è un uomo libero o un fantoccio nelle mani dei pupari. E tutti sanno che io sono libero». Riservando un affondo finale a Cuffaro, che «nel 2006, già rinviato a giudizio, si presentò agli elettori ottenendo un milione e mezzo di voti». La Sicilia, ricorda, «è una terra soffre di Alzheimer politico, che dimentica. Sono il primo presidente della Regione a chiedere e pretendere liste pulite: non ho nessun’arma, la legge non mi conferisce alcun potere sanzionatorio, ma c'è una sanzione morale e quella la porranno gli elettori».


La replica di Totò Vasa-Vasa è tagliente: «Non capisco come possa, Musumeci, dichiarare le cose che ha detto senza rendersi conto che nelle sue liste e intorno a lui ci sono tutti quelli che stavano con me e con Lombardo e non in posti secondari e, tra l’altro, non capisco come tutti questi, e sono tantissimi, non sentano il bisogno di non farsi insultare da lui». Conclusione al vetriolo: «On. Musumeci stai sereno, sono io che mi tengo lontano dal tuo modo di stare in politica e dal tuo retaggio ideologico. La mia condizione di interdizione al diritto di voto mi risparmia anche dalla sola lontanissima ipotesi di votarti. Sono comunque vicino ai miei amici politici di sempre che ti stanno sostenendo».


Musumeci prova invece ad allargare la coalizione coinvolgendo Vittorio Sgarbi: «Gli chiedo di continuare la sua civica battaglia di “Rinascimento” accanto a me. Abbiamo bisogno della sua genialità e del suo dinamismo». In attesa di una risposta (che dovrebbe essere positiva), il centrodestra pigliatutto festeggia un nuovo acquisto. Annunciato da Gianfranco Micciché, commissario regionale di Forza Italia: «La lista dei pensionati di Fatuzzo ha presentato il simbolo e correrà con noi. Alle nazionali si sono sempre presentati. Se fossero stati nostri alleati alle ultime elezioni, quando abbiamo perso per meno di un punto percentuale, avremmo vinto, dal momento che raggiunsero l’1,5% di voti. Entreranno nella nostra coalizione, con il consenso del presidente Musumeci».
E scusate se è poco.

Twitter: @MarioBarresi

PUBBLICATO SU "LA SICILIA" DELL'EDIZIONE DI OGGI A PAGINA 7

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