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Regionali, siciliani sempre più lontani dalla politica: il 55% in fuga dalle urne

Sondaggio Demopolis a 4 mesi dal voto: se si votasse oggi, oltre 2 milioni e mezzo di cittadini resterebbero a casa. Fiducia nei partiti al 4%, Crocetta bocciato

Regionali, siciliani sempre più lontani politica: il 55% in fuga dalle urne

CATANIA - Appena quattro siciliani su 100 si fidano dei partiti. E la logica conseguenza è che - mentre i destinatari della dilagante sfiducia si arrovellano per trovare formule magiche per alleanze e governatori dei sogni - se si votasse oggi per le Regionali, oltre due milioni e mezzo di elettori resterebbero a casa.

 

Sono disastrosi - per tutti, nessuno escluso - i dati dell'analisi condotta dall'Istituto Demopolis a quattro mesi dal voto del 5 novembre. Interrogati sulla volontà di partecipazione, i potenziali elettori siciliani hanno dato una risposta sulla quale tutte le forze politiche devono interrogarsi: soltanto due milioni (su circa 4,6 milioni di aventi diritto) oggi andrebbero alle urne. Un'astensione stimata intorno al 55%.

 

«Si avverte - è l'analisi del direttore di Demopolis, Pietro Vento - una chiara compromissione della fiducia dei cittadini nei partiti e nelle istituzioni regionali. Una larga maggioranza dei siciliani appare convinta che la politica, anche per assenza o cattiva gestione delle risorse, non sia più in grado, oggi, di incidere sulla vita reale delle famiglie e sulle prospettive delle nuove generazioni».

 

 

La fiducia nei partiti, come emerge dal trend del "Barometro Politico" di Demopolis, raggiunge il suo minimo storico e crolla al 4%: dieci anni fa era al 20%.

 

La disaffezione alla politica è indissolubilmente legata alle difficoltà economiche e occupazionali. L'altro dato significativo, infatti, è che il 53% ritiene peggiorata, rispetto a cinque anni fa, la situazione economica della propria famiglia; immutata per il 42%, appena il 5% dichiara un miglioramento. «Le percezioni dell'opinione pubblica siciliana - afferma Vento - coincidono pienamente con la realtà, con i dati economici, attenuati solo in parte da una solidarietà intergenerazionale che si conferma molto più forte rispetto ad altre aree del Paese».

 


 

Il giudizio dei siciliani sul governo di Rosario Crocetta non dà scampo. L'85% dei cittadini valuta negativamente le politiche per lo sviluppo e l'occupazione attuate in Sicilia negli ultimi cinque anni. «Il riflesso sui partiti e sulle istituzioni politiche regionali - aggiunge il direttore dell'Istituto Demopolis - è evidente e si riflette in una grave disaffezione al voto: in assenza di nuovi segnali di fiducia, l'area dell'astensione rischia, il 5 novembre, di andare oltre qualunque quota fisiologica».

 

«In base alla proiezione odierna - è l'unico scenario tracciato da Demopolis - con un'astensione al 55%, considerate le schede bianche e nulle, si avrebbero oggi alle Regionali appena 1 milione e 900mila voti validi. In uno scenario con tre o quattro competitor, il prossimo presidente della Regione potrebbe essere eletto con 600-700mila voti: di fatto gli aventi diritto al voto di una sola provincia come Messina, poco più della metà degli elettori chiamati alle urne in provincia di Palermo».

 



Un quorum addirittura inferiore alle 617mila preferenze che bastarono a Crocetta nel 2012 per vincere, con il 30,7% dei voti con l'affluenza al 47,4%. In pratica l'attuale governatore fu scelto dal 15% degli elettori siciliani. Numeri che rischiano di diventare ancora più bassi, il prossimo novembre. Siamo ben lontani dai numeri di Raffaele Lombardo (votato da 1.862.959 cittadini nel 2008) e di Totò Cuffaro, eletto due anni prima con 1.374.626 consensi. Statistiche in bianco e nero. Di un'altra era politica.

Twitter: @MarioBarresi

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