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Ad Amsterdam la pisside trafugata a Centuripe

Fu venduta al museo olandese da un commerciante d'arte tedesco. Avviata la richiesta del rientro in Sicilia

Ad Amsterdam la pisside trafugata a Centuripe

È possibile rivitalizzare un antico paese dell’entroterra proponendolo come polo culturale mediante la restituzione di un prezioso reperto trafugato e oggi esposto in un museo internazionale? Di questa ipotesi sono convinti i soci dell’associazione “SiciliAntica”, che stanno tentando di riportare a Centuripe un vaso policromo del II secolo a.C. attualmente esposto ad Amsterdam.

Tutto inizia alcuni anni fa con l’acquisizione, da parte dell’Associazione, dell'archivio del fotografo Pino Catania, nipote del falsario Antonino Biondi (famoso per aver eseguito scavi archeologici clandestini e per aver ingannato Benito Mussolini con l’operazione dei sette Clipei donati al museo di Napoli, poi rivelatisi falsi), che ha immortalato per decenni panorami, volti, cantieri, reperti archeologici, offrendo uno spaccato della vita a Centuripe tra gli anni ’50 e ’80.

«Quando abbiamo visionato questo materiale - racconta l’ingegner Giuseppe Biondi di “SiciliAntica” - ci siamo subito resi conto del suo potenziale. Per capirne di più abbiamo coinvolto un ricercatore dell’Ibam Cnr, l’archeologo Giacomo Biondi, che ci ha aiutato a interpretare ciò che Catania aveva immortalato in migliaia di scatti. Si è trattato di un lavoro meticoloso, tutt’ora in itinere, che ci ha riservato non poche sorprese». Una di queste riguarda un negativo a colori del 1979 (la datazione sarebbe possibile grazie al fatto che lo stesso rullino includerebbe anche scatti di un matrimonio celebrato quell’anno) raffigurante un vaso centuripino: una pisside a fondo nero del II secolo a.C. Stando alle ricerche dell’Associazione, il reperto - oggi esposto al museo “Allard Pierson” di Amsterdam - sarebbe stato trafugato da uno scavo siciliano e consegnato a un collezionista tedesco, che l’avrebbe poi venduto al museo olandese.

«In una pubblicazione del Museo - continua l’ingegnere - si afferma che il vaso sia stato acquistato assieme ad altri due reperti dal commerciante d’arte Herbert Cahn (morto nel 2002) per la cifra di 35.000 dollari. Cahn avrebbe dichiarato di averli acquisiti da una collezione ottocentesca (in un periodo antecedente all’entrata in vigore della normative che regolamentano i ritrovamenti di beni archeologici ndr), ma la presenza di questo scatto mette in dubbio la veridicità delle sue affermazioni». Da qui le indagini: la presidente regionale di “SiciliAntica”, Simona Modeo, ha infatti presentato denuncia alla Procura della Repubblica di Enna per chiedere la restituzione del reperto e nei prossimi giorni i Carabinieri del “Nucleo tutela patrimonio culturale” prenderanno possesso del negativo. «Con l’acquisizione degli atti - continua Biondi - si dovrebbe passare a una proposta di restituzione bonaria al Museo, soluzione che scongiurerebbe gli effetti della rogatoria internazionale già avviata. Pertanto, anche sulla scorta di precedenti esperienze, confidiamo che l’operazione abbia buone possibilità di successo». Sebbene con un ruolo diverso, “SiciliAntica” si è già occupata di un caso analogo. Nel 2012 fu segnalata al sostituto procuratore Francesco Rio - lo stesso che si sta occupando di questo nuovo caso - la vendita tramite Ebay di un vaso centuripino (un “Lekanis” del III secolo a.C.) in Australia. Il vaso fu venduto a un collezionista portoghese, intercettato a Lisbona e poi riportato in Sicilia per essere esposto al Museo Civico di Centuripe. Quest’ultimo, peraltro oggi solo parzialmente fruibile, potrebbe diventare molto più attrattivo mediante il recupero, ove possibile, dei reperti centuripini sparsi per il mondo. Un esempio di questo potenziale lo si è visto nel 2007, quando l’esposizione temporanea della testa marmorea di Ottaviano Augusto rinvenuta a Centuripe nel ‘38 (e oggi di proprietà del museo Paolo Orsi di Siracusa) ha condotto in paese migliaia di visitatori. Ripartire dalla cultura e dall’arte è un mantra che oggi ci ripetiamo spesso: la speranza è che si possa fare davvero.

 

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