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IL CANNOLO È IL SIMBOLO DEL POTERE, NON DELLA MAFIA

IL CANNOLO È IL SIMBOLO DEL POTERE, NON DELLA MAFIA (ALLICCATIVILLO)

Il sito della televisione nazionale norvegese, la NRK, ha fatto un servizio sul cannolo definendolo “il dolce della mafia”, esattamente “mafiakaker” che come assonanza è anche divertente. Ovviamente ne è seguito scandalo e indignazione. Questa rubrica, come oramai si dovrebbe sapere, non indulge né al buonismo (che fa bene solo a chi lo dichiara) né alla facile indignazione (tra una faccia indignata e una faccia di min… di stupidino non c’è molta differenza). Però non c’è dubbio che i norvegesi abbiano toppato. Non tanto perché hanno fatto di ogni erba un fascio, cosa alla quale, in Italia, siamo abituati, divisi adesso come siamo tra “tutti gli immigrati sono stupratori” e “tutti i caramba sono stupratori”, tutti i “picanelloti sono mammoriani” e “tutti i vigili urbani sono servi dello Stato Capitalista” (sì, anche questo ci è toccato leggere). Però, per fare di tutta l’erba un fascio bisogna essere preparati (non è che si può essere fasci così, alleati con la Lega, senza approfondire). Bisogna innanzitutto chiedersi: chi è nato prima, il cannolo o la mafia? Perché, se è vero, come è vero, che i norvegesi hanno tutto il diritto di pensarla come la destra (il cannolo è il dolce della mafia), è anche vero che la verità (questa rubrichetta si occupa solo della verità) si può declinare nella seguente maniera: la mafia è la criminalità organizzata del cannolo, come i serial killer fuori di testa norvegesi, difensori della cristianità e della supremazia bianca, sono i pazzi del salmone affumicatio. Anche perché il cannolo, senza dubbio archetipo siciliano bel più antico della mafia, ha varie declinazioni politiche, sociali, etiche, astronomiche. Come ha fatto notare, nei giorni scorsi, su queste pagine, l’ottimo Mario Barresi, non bisogna dimenticare il “cannolo scomposto”, metafore sublime dell’associazione tra politica e malaffare in questa terra dolcissima. In breve: il cannolo è il simbolo “magno” del potere. E, in Sicilia, se lo leccano tutti ma proprio tutti. La Sicilia è l’isola del cannolo. Non il contrario. Per l’esattezza tassonomica.

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