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Il monito degli esperti, ‘disfunzioni sessuali spia di altre malattie’

Di Redazione |

Roma, 14 dic. (Adnkronos Salute) – “La salute sessuale e la salute riproduttiva sono il ‘canarino nella miniera’, cioè quel segnale che avvisa che qualcosa non va nel sistema corpo o nel sistema ambiente e nell’interazione corpo-ambiente. Lo stile di vita – così importante nel prevenire le malattie croniche non trasmissibili, le malattie oncologiche, le malattie metaboliche, le malattie cardiovascolari e le malattie respiratorie – in realtà trova proprio nella disfunzione sessuale e nella disfunzione riproduttiva il suo precursore, il suo inizio e l’avviso che qualcosa per l’appunto non va”. Così Emmanuele Jannini, presidente dell’Accademia italiana della salute della coppia e professore ordinario di Medicina della sessualità dell’Università Tor Vergata di Roma, intervenendo a margine del Congresso SIAMomicS, organizzato dalla Società italiana di andrologia e medicina della sessualità (Siams) all’Università La Sapienza di Roma.

“In questo momento – aggiunge Andrea Lenzi, professore dell’Accademia italiana della salute della coppia e professore ordinario di Endocrinologia alla Sapienza – più che mai è importante parlare di andrologia in quanto l’andrologia insieme alla ginecologia, assieme a tutta la medicina di genere, rappresenta un momento fondamentale in questa epoca in cui, con questo drammatico calo delle nascite e con questa drammatica crisi di natalità, va in crisi anche la possibilità dei nostri giovani di avere un figlio nell’epoca giusta. Oggi dobbiamo parlare di terapia della coppia. Negli ultimi 10mila anni il maschio si è sentito invincibile. Questo ha fatto sì che la donna, che una volta era la parte più importante della coppia, diventasse succube. Devo dire che in questi ultimi decenni, fortunatamente, andrologia e ginecologia viaggiano di pari passo curando la coppia”.

Nel suo intervento Andrea Isidori, presidente del Consiglio direttivo di Siams e specialista in endocrinologia e malattie metaboliche, ricorda che “la battaglia che l’andrologia italiana, in particolare quella romana, ha condotto è stata quella di portare gli Stati Uniti a rendersi conto di quanto un approccio corretto possa limitare gli effetti collaterali ed esaltare i benefici. E direi che oggi ci siamo riusciti. La scuola italiana approfondisce la diagnosi e quindi identifica quali sono le cause e fa una medicina personalizzata. L’approccio anglosassone è stato invece più legato al sintomo e ha portato a un utilizzo improprio del testosterone. Quando si utilizzano i farmaci in modo improprio poi si hanno gli effetti collaterali, quando si sa utilizzarli in modo preciso i risultati sono assolutamente soddisfacenti”.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

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