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Lavoro: Cida, nuovo modello organizzativo per un vero 'smart working'

Di Redazione

Roma, 22 set. (Labitalia) - Lo ‘smart working', dopo la fase d'emergenza, ha bisogno di un quadro legislativo, di regole contrattuali, di accordi settoriali e aziendali e di una nuova 'governance' in cui le tutele sindacali del lavoratore e le esigenze dell'azienda o della pubblica amministrazione, si compongano in un nuovo modello organizzativo che garantisca maggior produttività e un rapporto di lavoro più evoluto. E' la posizione espressa da Cida, la confederazione dei dirigenti pubblici e privati e della alte professionalità, formulata durante un'audizione presso la Commissione lavoro della Camera dei deputati, nell'ambito dell'esame delle proposte di legge recanti disposizioni in materia di lavoro agile e di lavoro a distanza. "E' necessaria una disamina dei profili organizzativi, contrattuali, culturali, e un approfondimento del tema del lavoro agile - ha commentato il presidente della confederazione, Mario Mantovani - valutandone l'impatto sulle persone e sulle organizzazioni e delineando le conseguenti modifiche dei paradigmi tradizionali della concezione del lavoro. In particolare, è quanto mai necessario stabilire quale ruolo debbano avere la legge, la contrattazione collettiva e l'accordo individuale. Il vero lavoro agile è quella modalità di lavoro che può svolgersi in forma mista, in presenza o in remoto, in qualsiasi luogo sfruttando le nuove tecnologie e che postula, però, nuovi modelli organizzativi manageriali. Sia pur con le dovute cautele e le necessarie verifiche, l'adozione di modalità di ‘smart working' ovvero l'utilizzo di soluzioni/modalità innovative di sviluppo dell'attività professionale può avere vari risultati positivi". Secondo i dati Federmanager (Cida)-Università Tor Vergata, il telelavoro è presente nel 20% delle imprese e disponibile a tutti i lavoratori solo nel 2,5% dei casi (più nelle grandi imprese e meno nelle pmi che però costituiscono la gran parte del sistema produttivo nazionale). In confronto, la media europea è dell'8.5%, con punte del 20% nei paesi del nord Europa. L'economia di scala ricavabile per ogni unità in telelavoro sarebbe pari a circa 4.000 euro all'anno in modo stabile e crescente in ragione del numero delle risorse impiegate, i benefici che ne deriverebbero potrebbero andare per il 30% a vantaggio delle aziende pubbliche o private, per il 40% come minori costi sociali e per il resto a favore del dipendente. Di conseguenza se le modalità di 'smart work' fossero applicate a 1.3 milioni di lavoratori, potremmo ottenere un recupero di circa 4 miliardi di euro all'anno (1⁄4 di punto del pil). Per Cida due sono le condizioni per consentire all'Italia di adeguarsi ai migliori standard. La prima è quella di poter contare su una piattaforma abilitante che consenta di utilizzare con efficacia tutti gli strumenti di comunicazione e trasmissione dati, attraverso lo sviluppo del piano dell'Agenda Digitale e del piano relativo alla larga banda. La seconda è quella di poter usufruire di una serie di azioni che facciano uscire il lavoro agile/smart work dallo schema mentale che induce a ritenere si stia parlando solo del lavoro per persone diversamente abili ovvero per categorie protette o ancor peggio per attività di scarso contenuto professionale. In questo l'emergenza pandemica ha aiutato, ma i pregiudizi ancora persistono. Il lavoro agile è uno strumento che attiene alle policy aziendali e che deve servire al miglioramento, all'innovazione e all'evoluzione dei modelli organizzativi aziendali e che riguarda tutti i lavoratori, maschi e femmine, single o sposati. Non deve diventare quindi una forma di segregazione di categorie di lavoratori. Da questo punto di vista, vanno applicati metodi incentivanti e meccanismi di detassazione e riduzione del costo del lavoro, capaci di costruire regole e buone pratiche adattabili alla specifica realtà aziendale, di filiera o di territorio, anche attraverso la contrattazione aziendale e territoriale. Inoltre, servono incentivi che favoriscano la diffusione e il ricorso al lavoro agile attraverso specifici interventi di supporto formativo e informativo destinati ad aziende, associazioni datoriali, lavora- tori/trici e responsabili aziendali. “In definitiva, occorre collegare la meritocrazia al raggiungimento degli obiettivi e sempre meno all'articolazione oraria del lavoro, incentivando percorsi formativi che rafforzino lo spirito di iniziativa, l'autonomia e la responsabilità di ruolo, collegati a rigorosi sistemi premianti, defiscalizzati per lavoratore/impresa”, ha concluso Mantovani.

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