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Soppressione Tar di Catania L’Ance: citeremo lo Stato per danni

Soppressione Tar di Catania L’Ance: citeremo lo Stato per danni

Secondo la sezione siciliana dell’associazione dei costruttori edili l’ipotesi di accorpare il tribunale amministrativo con quello di Palermo apporterà costi aggiuntivi

Di Redazione |

«Ben vengano riforme e spending review se semplificano la vita ai cittadini e riducono la spesa pubblica. Ma la soppressione della sezione di Catania del Tar non solo non farà risparmiare nulla, ma si tradurrà in un danno di decine di milioni di euro per l’erario, i cittadini e le imprese. Per questa ragione l’Ance Sicilia citerà per danni lo Stato e inviterà tutte le altre associazioni imprenditoriali a fare altrettanto». Lo ha detto Salvo Ferlito, presidente di Ance Sicilia, l’associaizone dei costruttori edili. «Il decreto legge sulla semplificazione e la trasparenza amministrativa e l’efficienza degli uffici giudiziari – ha detto –, che in violazione dell’articolo 125 della Costituzione stabilisce la chiusura delle sezioni staccate dei Tar, prevede che il personale venga trasferito nel Capoluogo regionale. Ma la sede di Palermo, che è più piccola per dimensioni e organico, non può accogliere altri 20 magistrati e gli amministrativi di Catania, che per dimensioni è il terzo ufficio giudiziario amministrativo d’Italia, dopo le sedi di Roma e Napoli. Sarà dunque necessario cercare un altro locale più ampio, con aggravio di costi per lo Stato, cioè noi. Nel frattempo, trasferendo a Palermo le cause in corso, si rischia la paralisi della giustizia amministrativa in Sicilia, che vedeva pendenti al 31 dicembre scorso 54.445 ricorsi al Tar di Catania e 11.809 in quello di Palermo, per un totale di 66.254, che frattanto saranno arrivati a circa 70mila in questi mesi. Una situazione di arretrato unica in Italia, seconda solo al Tar di Roma con 84.451 ricorsi pendenti».

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