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Coccio di Calia

Attenti al cane

Fra pipì infinite e sguardi imploranti, la convivenza con Fido riserva mille sorprese, a cominciare da chi comanda in casa

Coccio di Calia Il blog di Laura Compagnino

Chi ha un cane è per lo più un cretino. Ad avere un peloso per casa si diventa scemi. Iniziamo dal mattino, apri gli occhi e ti trovi davanti questa creatura che ti guarda. Il quadrupede farà presente che avete pochi minuti per indossare un paio di scarpe e uscire con lui. Non a caso si dice, con uno sfregio alla grammatica italiana che rivela però una rassegnazione evidente: “Esco il cane”. Alla bestiola scappa la pipì e per evitare un allagamento in casa, sarete costretti a varcare la soglia del portone con il pigiama sotto e il primo giubbotto a portata di mano, sopra. La passeggiata peraltro non sarà breve perché il canino spargerà gocce di pipì a ogni angolo di strada, per marcare il territorio certo, ma anche per dimostrarvi chi detta i tempi dell'uscita. Tralascio altri bisogni corporali dell'animale perché, in base alla stazza e all'alimentazione, avrebbero bisogno di un trattato su come raccoglierli aprendo con destrezza l'apposito sacchetto e soprattutto su come liberarsene dato che i cestini dei rifiuti sono sempre stracolmi. Il ritorno a casa segna un'altra tappa di questo percorso a ostacoli che è la convivenza con un cane. Perché non appena capirà che state per andare a lavoro, magari lasciandolo solo, metterà in atto tutta una serie di condizionamenti psicologici al limite del sadismo. Avrà un'espressione tale mentre infilate il cappotto, che vi sentirete sotto torchio, miserabili senza cuore, persone abiette. Insomma il quadrupede sa torturarvi che a paragone quelle di Guantanamo sono il solletico sotto ai piedi, è in grado di suscitare così tanti sensi di colpa che le ore successive passeranno col pensiero fisso a cosa sta facendo, se dorme, se piange dietro alla porta. Soprattutto conterete i minuti che vi separano dal rientro, perché appena sentirà i vostri passi sul pianerottolo di casa, sarà festa, salterà, abbaierà di gioia, scodinzolerà. Vi farà prigionieri appena girerete la chiave nella toppa, perché con un'accoglienza di questo tipo si rincretinisce, non si capisce più niente, quasi ci si commuove. Non andrà meglio di pomeriggio o di sera, ci sarà ancora un'altra uscita per la pipì, poi il subdolo, con l'aria afflitta di chi non mangia da decenni, cercherà di strapparvi dalla bocca la vostra cena, vi sfratterà dal divano e alla fine voi crollerete sfiniti molto prima di lui, che intanto vi guarderà pensando fra sé: “Povero umano che pensi di comandare, ma quanto sei illuso”. Non me ne vogliate voi proprietari di cani, non vi offendete, abbiate la decenza di ammettere che è così. E ho i miei buoni motivi per scriverlo, perché dobbiamo ribellarci alla dittatura canina, riaffermiamo la nostra supremazia. “No Milù, scherzavo, non dicevo sul serio, mi davo un tono, non ti offendere, dammi la zampa, ti tiro il tuo osso di gomma? Sai che ti dico, per farmi perdonare, ti compro il tritato che ti piace tanto. Poi usciamo, andiamo al giardino e ti rotoli nel fango per tutto il tempo che vuoi. Però ti prego, facciamo pace amore”.

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