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In due scuole di Acireale il sistema per tornare ad abbracciarsi

Di Diletta Rizzo |

Acireale (Catania) – «Un gesto volto ad esprimere affetto o amore che consiste nello stringere le braccia e le mani attorno al corpo di un’altra persona». Tra le “enciclopedie” più in voga, questa è la definizione di abbraccio e si capisce chiaro che, in tempi di emergenza sanitaria, quella legata alla Covid-19, si tratta di una pratica assolutamente vietata, come più volte richiamato dalla ridda di decreti che “anima” il panorama nazionale da una decina di mesi a questa parte. E, allora, si chiedono i “più sensibili”, cosa si fa? Restiamo inermi e imbalsamati come soldatini sull’attenti? La soluzione che salva capra e cavoli arriva dal Centro servizi volontariato etneo, presieduto da Salvo Raffa, capace di mettere a punto un progetto dal titolo che è tutto un programma: “La stanza degli abbracci”. Un meccanismo, tutto sommato, semplice ma dall’elevato valore simbolico, strutturato attraverso un’impalcatura in legno un tantino più elevata rispetto all’altezza d’uomo, dotata di “maniche” in plastica leggera trasparenti.

Facile intuire il meccanismo: braccia che si intrecciano senza, però, entrare in contatto fisicamente e, così, il distanziamento sociale è rispettato in tutta la sua interezza. Da dove cominciare per la diffusione del “marchingegno”? Le scuole rappresentano le “agenzie” migliori in tal senso e le prime a raccogliere l’invito formulato dal presidente Raffa sono state due istituti comprensivi di Acireale, il “Paolo Vasta” e il “Vigo Fuccio – La Spina”, rappresentati – rispettivamente – dalle dirigenti scolastiche Rosa Vittoria Arnone e Maria Castiglione. «Siamo lieti che questa iniziativa abbia raccolto consensi – ha osservato il presidente del Centro servizi volontariato etneo – e consapevoli del valore che esprime, tanto simbolico che psicologico. Questa lunga fase di distanziamento sociale, che purtroppo si sta protraendo, ha modificato il nostro modo di vivere e, quindi, la socialità. Per un bambino in età scolare, ad esempio, ricevere l’abbraccio della maestra è fondamentale, ma potrei moltiplicare gli esempi. Siamo grati, dunque, a coloro che hanno aderito e a quanti lo faranno in futuro, comprendendo il significato dell’iniziativa».

Un significato che ha ben compreso l’Amministrazione comunale di Acireale, guidata dal sindaco, Stefano Alì, che alla “Stanza degli abbracci” ha conferito il proprio patrocinio. «Il contatto che avviene attraverso un abbraccio – ha rilevato l’assessore alle Politiche sociali Palmina Fraschilla – serve a trasmettere calore e sentimenti di affetto. Va, dunque, incoraggiato e favorito, ma è chiaro che, in questo momento, è tecnicamente impossibile. Il Centro servizi volontariato etneo ha tirato fuori dal cilindro magico un inedito “strumento” che vale la pena di sfruttare». Determinante, ai fini della riuscita dell’iniziativa, il ruolo recitato dai volontari, segnatamente Carmela Borzì e Margherita Matalone, due donne dinamiche che di solidarietà se ne intendono, ed anche parecchio, e che dimostrano particolare attenzione alle esigenze materiali e psicologiche dei più piccoli, normalmente fragili e ancora di più in un contesto complesso e difficile come quello auttuale. «La loro opera è preziosa – ha concluso Salvo Raffa – perché contribuisce ad alimentare un’indispensabile azione di proselitismo».COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

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