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Catania

Il detenuto catanese morto per un malore durante una partita di calcio in carcere

Angelo Magni, 57 anni compiuti in settembre e residente in via Gessai, era conosciutissimo a Picanello, dove si sono tenuti i suoi funerali

Di Concetto Mannisi

Un detenuto catanese è morto una settimana fa nella casa circondariale di Reggio Calabria. Si tratta di Angelo Magni, 57 anni compiuti in settembre e residente in via Gessai, non distante da piazza Carlo Alberto. 

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L’uomo, però, era conosciutissimo a Picanello, dove possedeva uno “Studio mille” e dove sviluppava un po’ tutti i suoi “affari”. Non per nulla i suoi funerali si sono tenuti proprio a Picanello, appena due giorni fa.

Il decesso di Magni sarebbe avvenuto per cause naturali. L’uomo stava giocando al pallone con altri detenuti quando si è accasciato all’improvviso. Inutili i tentativi di rianimarlo, nonostante l’arrivo immediato dei soccorsi. A quel punto sono scattate le procedure previste, con successivo esame autoptico e restituzione della salma alla famiglia per le esequie.

Un lungo curriculum criminale alle spalle, un fratello ammazzato per mafia, Angelo Magni è stato arrestato ripetutamente per fatti legati alla criminalità organizzata cittadina e non soltanto. Nel 2013, ad esempio, spalleggiò un suo più giovane e stretto congiunto che aveva intercettato la moglie in compagnia di un amico al casello di San Gregorio (o forse le aveva dato appuntamento e la donna era arrivata in compagnia): Magni si era premurato di dare una lezione all’uomo e aveva anche estratto una pistola ovviamente detenuta in maniera non legale, il parente si era scagliato contro la donna, tirata fuori dall’auto per i capelli. Soltanto l’arrivo di cinque allievi carabinieri provenienti da Reggio Calabria evitò che l’accaduto potesse assumere contorni assai più gravi, se non addirittura tragici. I due aggressori furono arrestati.

Le ultime manette per Magni, stavolta per motivi di mafia, hanno invece tintinnato in gennaio. Per l’uomo l’accusa di far parte dell’organizzazione “Pillera-Puntina”, capeggiata da Nuccio Ieni e Fabrizio Pappalardo, con base operativa al Borgo. In verità un collaboratore di giustizia lo ha anche indicato - ma nel periodo compreso fra il 1996 e il 2006 - quale affiliato ai “carcagnusi” di Filippo Termini, ma il rientro del Magni nel gruppo del Borgo sarebbe avvenuto già da anni e ora è stato pure cristallizzato nelle carte del blitz “Consolazione”, fatto scattare dalla squadra mobile, come detto, qualche settimana fa: “ ’u Burgu io la ritengo la mia piazza”, si legge in una delle intercettazioni ottenute grazie alle “cimici” sistemate dalla polizia. Le stesse che riprendono il Magni baciare sulla bocca Vittorio Puglisi, nonché Carmelo Faro e Giacomo Pietro Spalletta, considerati ai vertici del clan. 

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