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Covid-19

Catania, il Covid manda in crisi anche il 118: «Troppa attesa nei Pronto soccorso»

Il grido d'allarme della responsabile Seus La responsabile Seus della macroarea di Catania-Ragusa e Siracusa,

Di Giuseppe Bonaccorsi

Forse a Catania si comincia a vedere una flebile luce alla fine del tunnel. Almeno questa è l’impressione che hanno alcuni medici, dopo che negli ultimissimi giorni la pressione in alcuni pronto soccorso sembra che stia lentamente cominciando a diminuire. Soprattutto al Cannizzaro - dove ieri c’erano 13 pazienti Covid in attesa di ricovero  - ma sembra che il numero sia sceso anche al Garibaldi. Non finora all’azienda Policlinico-San Marco, dove i pazienti, nei due pronto soccorso, sarebbero al’iincirca non meno di 40. E questo perché l’azienda Policlinico deve sostenere con i soli reparti Covid del San Marco la pressione che viene da due pronto soccorso, visto che il 9 dicembre è stato inaugurato il nuovo presidio di emergenza del San Marco di Librino.

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Qualcosa, comunque, si muove anche sul fronte del nuovo modello di organizzazione dei presidi tanto richiesto nell’ultima settimana dai tre primari di Malattie infettive dei  grandi ospedali cittadini, Bruno Cacopardo, Carmelo Iacobello e Arturo Montineri. Secondo le prime notizie che arrivano, l’ufficio del commissario Covid, Pino Liberti, dopo l’incontro di alcuni giorni fa con i direttori generali, avrebbe individuato un centro cardiologico al Policlinico dove aprire un mini reparto per accogliere tutti quei positivi asintomatici cardiopatici che essendo risultati positivi al tampone di accesso negli ospedali sono finiti nei reparti di Malattie infettive Covid non ricevendo le giuste cure. 

Gli altri due centri Covid per asintomatici di Chirurgia e Ortopedia sarebbero stati individuati all’ospedale di Biancavilla. Inoltre lo staff del commissario  avrebbe già individuato una clinica  catanese esterna dove ricoverare tutti quei pazienti positivi asintomatici che necessitano di cure a media intensità. In questo modo nel volgere di poco tempo si potrebbero liberare nei reparti Covid molti letti che permetterebbero di ricoverare tutti quei pazienti  respiratori che ancora oggi sono in attesa nei pronto soccorso, alcuni addirittura da nove giorni.

 

 

Il polso della situazione emergenziale che soltanto adesso sembra propendere per un leggero calo della pressione arriva da una nota della responsabile della centrale operativa del 118 della macroarea di Catania-Ragusa e Siracusa, inviata lo scorso 17 gennaio al direttore generale dell’assessorato alla Salute, al direttore generale del Dasoe e ai direttori generali delle aziende, «Così come segnalato nella ultima nota del 4 gennaio, si pone alla attenzione la grave situazione nel soccorso in urgenza-emergenza  118 nelle macroarea Catania-Ragusa-Siracusa anche per la persistente pandemia da Covid, con notevole incremento delle richieste di soccorso...Alla nota segnalata carenza di mezzi e risorse nella macroarea si aggiunge un elevato numero di fermi tecnici anche per mancanza di personale (soccorritori, infermieri e medici)».

Ma la lettera fissa l’attenzione  anche sulle troppe attese davanti ai pronto soccorso: «Non può non evidenziarsi altresì come le lunghe ore di attesa delle ambulanze 118 nei Pronto soccorso, con notevole resistenza nella presa a carico del paziente per riferita mancanza di capacità ricettiva per i pazienti sia Covid che non, causi ulteriore carenza di mezzi con scopertura del territorio .Per completezza - si lelge sempre nella nota - il prolungarsi dei tempi di sanificazione delle ambulanze  e dei Pronto soccorso ciclicamente rende difficoltosa la materiale gestione delle richieste di soccorso in urgenza-emergenza».

Quindi la responsabile, nel richiedere all’assessorato regionale provvedimenti urgenti (aumento dei mezzi e del personale), sollecita allo stesso tempo «che nei casi di sovraffollamento severo dei pronto soccorso si preveda un tempestivo sbarellamento (entro i 15 minuti previsti) per consentire  un ritorno immediato dei mezzi di soccorso nel territorio per rispondere alle centinaia di richieste che altrimenti non possono essere soddisfatte».

La responsabile Seus allega alla lettera anche la  precedente che aveva inviato già ai responsabili il  4 gennaio, più altri due documenti firmati, di due responsabili del servizio 118. In uno di questi un medico della sala operativa scrive  il 16 gennaio  delle forti criticità di gestione del sistema e di emergenza «dovuti all’abnorme stazionamento dei mezzi 118 presso i Ps della provincia di Catania, a causa della nuova intensa ondata dell’epidemia». Nella nota il camice bianco  aggiunge che «tutti i Ps riferiscono di non avere più alcuna capacità ricettiva per i pazienti Covid e spesso i pazienti vengono valutati e trattati all’interno dei nostri mezzi o sulle barelle delle ambulanze all’interno di aree già sovraffollate. Contestualmente vi sono numerose  richieste di intervento, anche in codice giallo e rosso, che non possono essere evase in tempi accettabili....Poiché tale situazione va avanti da tempo - conclude la nota del medico - si chiede di prendere adeguati provvedimenti in quanto la situazione è diventata insostenibile».

 

 

Il dramma vissuto in queste ultime settimane nei pronto soccorso , denunciato da molti medici, è certificato anche da una scarna nota che  un responabile del Pronto soccorso del San Marco il  6 gennaio scorso invia proprio alla centrale operativa del 118, per chiedere di non mandare più al  ambulanze con malati positivi. «Con la presente  si comunica alla centrale operativa 118 la saturazione dell’area dedicata ai pazienti Covid nel Pronto soccorso S Marco, adibita a potere accoglier contemporaneamente no oltre 8 pazienti. In atto sono pfresenti 18 malati in attesa di ricoveertro, di cui cinque ventilati».

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