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Cronaca

Depistaggio Via d'Amelio, il pm accusa: «Così la polizia creò i falsi pentiti»

Imputati i tre agenti che facevano parte del pool che indagò sull'attentato costato la vita al giudice Paolo Borsellino e della scorta

Di Redazione

Le rivelazioni del falso pentito Francesco Andriotta sulle pressioni subite dalla polizia affinché dicesse il falso sulla strage di Via D’Amelio sono oggetto della seconda parte della requisitoria del pm al processo sul depistaggio delle indagini per la strage di Via D’Amelio che vede imputati, a Caltanissetta, per calunnia aggravata Mario Bo, Michele Ribaudo e Fabrizio Mattei, i tre poliziotti che facevano parte del pool che indagò sull'attentato costato la vita al giudice Paolo Borsellino e della scorta. Secondo la Procura avrebbero creato a tavolino falsi pentiti come lo stesso Andriotta e Vincenzo Scarantino inducendoli a mentire sulla ricostruzione dell’eccidio e ad accusare persone innocenti.

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Ad Andriotta sarebbe stato chiesto di imparare a memoria e ripetere ai pm quello che la polizia gli diceva di dire sulla strage, in cambio gli sarebbero state fatte promesse di alleggerimento della sua posizione giudiziaria e miglioramenti della condizione carceraria. Davanti alle sue perplessità ad accettare le richieste avrebbe subito minacce e una serie di abusi in carcere. Andriotta, ricorda il pm Stefano Luciani, fa nomi e cognomi di chi lo avrebbe spinto a mentire e parla espressamente del ruolo dell’allora capo del pool che svolgeva le indagini, Arnaldo La Barbera, deceduto qualche anno fa. La Barbera lo avrebbe «preparato» sull'interrogatorio che di lì a poco avrebbe dovuto sostenere con l’ex pm Ilda Boccassini che faceva parte pool di pm che indagava sulle stragi del '92 e gli avrebbe detto di confermare le dichiarazioni di un altro falso pentito, Salvatore Candura. Il pm ha ricordato tutte le rivelazioni di Andriotta sui tentativi di uno degli imputati, Mario Bo, di suggerirgli le cose da dire: il poliziotto gli avrebbe fornito appunti da imparare a memoria in merito a una delle riunione in cui Cosa nostra deliberò l’esecuzione delle stragi, il summit di Villa Calascibetta. 
 

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