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Cronaca

Gela, investito e picchiato organizza un raid punitivo: arrestato con 3 complici per tentato omicidio

Gli indagati sono accusati anche di porto abusivo di arma da sparo e intralcio alla giustizia

Di Redazione

Investito e colpito con una catena, si vendica sparando. I carabinieri del Reparto territoriale di Gela (Caltanissetta), su ordine della locale Procura, hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali a carico di quattro persone. Gli indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di tentato omicidio, porto abusivo di arma da sparo e intralcio alla giustizia. 

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 Dopo che a bordo di uno scooter è stato investito e poi colpito con una catena dallo zio, per vendicarsi è andato in una casa al pianterreno di Gela e ha sparato alla cugina, parente di entrambi, che si trovava alla finestra e che è riuscita a schivare il colpo. La vicenda risale allo scorso 2 maggio. Lui, 35 anni e lo zio, 40 anni, questa mattina sono stati arrestati dai carabinieri di Gela e condotti in carcere con l’accusa di tentato omicidio. 

Altre due persone, vicine al trentacinquenne, sono state raggiunte dal divieto di avvicinamento alla persona offesa, accusati di aver intimorito un testimone affinché rendesse falsa testimonianza. 

Domenica 2 maggio in via Annibal Caro una donna, che si trovava alla finestra della sua abitazione al pian terreno, si è accorta di un uomo le puntava contro una pistola. La donna ha fatto in tempo ad abbassarsi e il proiettile è finito contro la finestra. Inizialmente sembrava un gesto intimidatorio, in realtà i carabinieri hanno scoperto che l’obiettivo era proprio la ragazza. 

A sparare era stato il cugino e cognato della giovane, vittima a sua volta di un tentato omicidio, il cui movente non è stato ancora chiarito, da parte dello zio. Quest’ultimo, alla guida di un’auto, aveva investito due volte il nipote per poi prenderlo a colpi di catena. La vittima ha tentato di vendicarsi sparando alla ragazza.

Un diffuso senso di omertà e l'abitudine a farsi giustizia da soli continuano a caratterizzare certi ambienti gelesi, secondo quanto evidenziato dal procuratore di Gela, Fernando Asaro, e dal comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Vincenzo Pascale, nel corso della conferenza stampa sulle quattro misure cautelari.

«Anche in questo caso si verifica un diffuso senso di omertà - spiega Asaro - tant'è che la denuncia dell’episodio in danno della famiglia della ragazza interviene soltanto molte ore dopo il fatto. Va evidenziato che siamo in una domenica mattina (quella dello scorso 2 maggio, ndr), quindi in pieno giorno, in una zona frequentata, dove un’auto a tutta velocità insegue uno scooter, con a bordo una persona, come descritto dalle immagini. Successivamente l’automobilista investe l’altro giovane per due volte per poi picchiarlo con una catena. Dopodiché la vittima va a sparare all’indirizzo di un’abitazione. Tanta gente per strada, tanti testimoni ma come al solito c'è tanta omertà. Non è la prima volta. Ci confrontiamo con attività che poi acquisiamo attraverso lo sforzo degli organi investigativi, in questo caso dell’Arma dei carabinieri, a cui magari si lega qualche testimonianza, ma che non va ad aggiungere nulla alle indagini e le integra soltanto». 

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