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Cronaca

Genova e il G8, la democrazia fatta a pezzi

Venti anni fa la terribile vicenda delle torture cui furono sottoposti dalla Polizia centinaia di manifestanti nei giorni del vertice dei "grandi Paesi". L'Italia nel 2015 fu condannata dalla Corte europea per i diritti dell'uomo

Di Franco Castaldo

È stata una delle pagine più nere della storia della Repubblica Italiana.
Una vicenda orrenda sviluppatasi a Genova dal 20 al 22 luglio 2021 quando nel capoluogo ligure si riunirono i capi di Stato e di governo dei maggiori paesi industrializzati. 
Era il 27° Summit degli 8 grandi, portava in Italia gli otto uomini più potenti al mondo: George W. Bush (Usa), Vladimir Putin (Russia), Tony Blair (Inghilterra), Jacques Chirac (Francia), Gerhard Schroder (Germania), Junichiro Koizumi (Giappone), Jean Chrétien (Canada) e Silvio Berlusconi. 
Doveva essere una positiva vetrina internazionale per l’Italia chiamata a dimostrare efficienza e concretezza ed invece si rivelò una vera e propria disfatta che turbò l’opinione pubblica mondiale e scatenò unisone reazioni di sdegno e scandalo con l’apice raggiunto il 7 aprile 2015 quando la Corte europea dei diritti dell'uomo sentenziò che era stato violato l'articolo 3 sul "divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti" durante l'irruzione della scuola Diaz e i successivi episodi avvenuti nella caserma di Bolzaneto. 

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Accadde che nei giorni della riunione dei capi di governo dei maggiori paesi industrializzati i movimenti no-global e le associazioni pacifiste diedero vita a manifestazioni di dissenso, seguite da gravi tumulti di piazza. 
Tre giorni di manifestazioni e scontri tra polizia e manifestanti che raggiunsero l’apice alle 17,27 del 20 luglio quando in Piazza Alimonda venne ucciso un giovane attivista: Carlo Giuliani.
Il tragico bilancio di quei tumulti ebbero i connotati della tipica repressione da macelleria messicana con oltre mille persone ferite. 
Poi, le violenze della “Diaz”.  Molti manifestanti, soprattutto stranieri, terminato il vertice rimasero a dormire a Genova prima di ripartire verso casa trovando accoglienza nel Genoa social forum che aveva la sua sede dentro due edifici del complesso scolastico Armando Diaz: la Giovanni Pascoli e la Sandro Pertini. Alla Diaz-Pascoli era stato allestito l’ufficio del social forum per le attività degli avvocati, degli operatori sanitari e dei mezzi d’informazione indipendenti. La Diaz-Pertini era stata allestita per accogliere i manifestanti arrivati a Genova da fuori. 
La sera del 21 luglio la polizia decise di fare un blitz nella scuola. Cominciò una perquisizione, priva di mandato di un magistrato e poco prima di mezzanotte, circa 300 poliziotti circondarono la scuola. Fu l’inizio della fine.
Terminata l’operazione la polizia arrestò tutte le 93 persone che erano dentro la scuola Pertini. Ventotto persone furono ricoverate nei vari ospedali della città. La maggior parte di loro fu portata alla caserma di Bolzaneto insieme ad altri 65 arrestati. Solo sette persone su 93 non riportarono lesioni. I feriti furono circa 60, cinque in pericolo di vita e molti con fratture multiple.


Racconta Valerio Callieri, nel suo libro “È cosi che ci appartiene il mondo. Genova 2001, caserma di Bolzaneto”, testimone diretto e vittima di quei fatti: “Io ho preso diversi colpi, calci e pugni, sono stato costretto a stare in piedi con le mani sopra la testa e appoggiate al muro per diverse ore – quasi un giorno – senza mangiare né bere, ho ricevuto insulti abbastanza prevedibili (l’immancabile zecca, tua madre fa questo e quello, sfasciavetrine) e ascoltato canzoncine che inneggiavano alla morte degli ebrei e dei negri e alla grandezza di Pinochet e del duuu-ce (...). Credo di essere stato fortunato: non mi hanno spaccato i denti a calci, non mi hanno fratturato un braccio, non mi hanno inondato gli occhi di spray al peperoncino, non ho riportato un’emorragia cerebrale o toracica, non mi hanno minacciato di stupro, non mi hanno lanciato per le scale a testa in giù, non mi hanno spento sigarette sulla pelle, non sono andato in coma e non mi hanno sventolato un cazzo a pochi centimetri dal naso. In realtà, se devo dirla tutta, la cosa che più mi ha terrorizzato della mia permanenza a Bolzaneto non è stato quello che ho subìto, ma quello che sentivo stavano subendo gli altri. Nella nostra cella arrivavano le urla terribili di altri manifestanti, urla che sono rimaste per diverso tempo aggrappate ai ricordi delle settimane successive. Devo anche ammettere il sollievo codardo di non essere là e la paura tremenda che sarebbe presto toccato a noi, cosa che in parte accadde, e poi l’arrivo improvviso dell’elemento che più di tutti mi spinge a chiedermi cos’è un essere umano: le risate. Insieme alle urla di dolore, sentivo le risate”.


Poi, lo scandalo, la violazione dei diritti umani e decine e decine di processi.
La Corte di Cassazione mise il sigillo in via definitiva alle condanne subite da appartenenti alla polizia di Stato per falso aggravato per mano dalla Corte d'Appello: 4 anni per Francesco Gratteri, che nel frattempo era diventato capo del Dipartimento centrale anticrimine della Polizia; 4 anni per Giovanni Luperi, vicedirettore Ucigos ai tempi del G8, in seguito capo del reparto analisi dell'Aisi; tre anni e 8 mesi a Gilberto Caldarozzi, che era diventato capo del Servizio centrale operativo. Condannato anche il capo della Squadra mobile di Firenze Filippo Ferri a 3 anni e 8 mesi (e all'interdizione dai pubblici uffici per 5 anni). Tre anni e 6 mesi per Vincenzo Canterini, ex dirigente del Reparto mobile di Roma (prescritto il reato di lesioni gravi). Prescrizione anche per i reati di lesioni gravi contestati a nove agenti appartenenti al Settimo nucleo speciale della Mobile all'epoca dei fatti.
Oggi è tempo di commemorazione, di ricordi e di rinnovato dolore. 


 

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