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Cronaca

Il giallo di Viviana e Giole: così la richiesta di archiviazione smonta la tesi del pozzo

Per i pm mamma e figlio non possono essere morti asfissiati in mezzo metro d'acqua come sostenuto dai legali di Daniele Mondello

Di Redazione

"Non ha alcun fondamento valido» la tesi dei legali del marito di Viviana Parisi che la deejay e il piccolo Gioele sarebbero morti asfissiati in un pozzo alto mezzo metro. Lo dice la Procura di Patti (Messina) nella richiesta di archiviazione visionata dall’Adnkronos replicando a distanza agli avvocati Daniele Mondello e Pietro Venuti, legali di Daniele Mondello, marito di Viviana, che hanno sempre negato la possibilità dell’omicidio-suicidio.

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«Alcuni difensori dei familiari di Viviana Parisi hanno avanzato una suggestiva ipotesi sulla sorte della donna e del suo bambino: Viviana e Gioele sarebbero “precipitati” in un pozzo profondo 3 - 5 metri, con circa mezzo metro d’acqua al suo interno, per morire entrambi in seguito a “asfissia in acqua” - dice il Procuratore Angelo Vittorio Cavallo nella richiesta di archiviazione- I sostenitori di questa tesi ammettevano di non poter stabilire se Viviana e Gioele fossero precipitati accidentalmente all’interno di tale pozzo o se, invece, fossero stati intenzionalmente lanciati da qualcuno».

«I corpi di Viviana e Gioele, successivamente, sarebbero stati prelevati ed estratti dal pozzo, dopo la loro morte, da parte di soggetti sconosciuti, tramite l’utilizzo di un qualche strumento (forcipe o altro) - dice ancora - Tali soggetti, dopo avere prelevato il corpo di Viviana dal pozzo, avrebbero collocato il suo cadavere ai piedi del traliccio, così operando un vero e proprio “depistaggio"».

Ma per la Procura «la tesi non ha alcun fondamento valido ed è smentita dai risultati della stessa autopsia. A questi, si aggiungono altre osservazioni specifiche».

«In primo luogo, il sopralluogo ed i successivi accertamenti tecnici hanno evidenziato come la mano destra di Viviana abbia “artigliato” alcuni arbusti presenti al suolo, assumendo la posizione di quiete nella quale è stata poi rinvenuta: ebbene, appare assai difficile ipotizzare che gli autori del fantomatico depistaggio possano aver usato un accorgimento così ''raffinato”.

In secondo luogo, sempre dalla lettura delle carte della richiesta di archiviazione, le due lesioni presenti sulla superficie del cuoio capelluto, in sede tempo-parietale sinistra, sono compatibili e trovano la loro logica spiegazione in un urto diretto del capo della donna contro la superficie libera del sasso lì presente, parzialmente interrato, nella fase di impatto al suolo. Non appare un caso che le indagini genetiche effettuate sul sasso abbiano dato esito positivo con riferimento alla presenza di sangue: appare ovvio come quel sangue non potesse che appartenere a Viviana».

«Anche in questo caso, non si spiega come i presunti ed ipotetici autori del depistaggio possano aver “inscenato” tale risultato - dice la Procura- In terzo luogo, i consulenti hanno escluso la presenza sul corpo di Viviana di lesioni o comunque segni riconducibili all’azione violenta di soggetti terzi, così come di ogni altra tipologia di evento traumatico fra cui, in particolare, anche il prelievo del corpo con “forcipi” o “strumenti di altro tipo”, o il suo “trazionamento per i capelli”.

In quarto luogo, il cadavere di Viviana non è stato oggetto di ''spostamento” ad opera di terzi, così come emerso, oltre che dagli accertamenti medico - legali, anche dagli studi condotti dall’entomologo, prof. Vanin; ne consegue che la decomposizione del cadavere di Viviana Parisi è avvenuta nel medesimo luogo del suo ritrovamento, che, pertanto, coincide con quello del decesso.

In quinto luogo, il cadavere di Viviana, come già visto, non reca alcun segno o riscontro tipico delle morti per asfissia da annegamento in acqua stagnante o in acque lacustri.

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