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Gup di Agrigento

Rivelazione segreto d’ufficio, assolti tre ufficiali dei carabinieri

Secondo la Procura avevano rivelato informazioni riservate sull'imminente arresto di un maresciallo dei carabinieri all’epoca dei fatti in servizio a Licata, Gianfranco Antononuccio

Di Redazione |

Assoluzione perché il fatto non sussiste. E’ la sentenza del gup di Agrigento, Micaela Raimondo, nei confronti di tre ufficiali dell’Arma imputati per rivelazione di segreto istruttorio: l’ex comandante provinciale, colonnello Vittorio Stingo, e i capitani Augusto Petrocchi e Carmelo Caccetta. Secondo la Procura avevano rivelato informazioni riservate sull’imminente arresto di un maresciallo dei carabinieri all’epoca dei fatti in servizio a Licata, Gianfranco Antononuccio, indagato nell’ambito di un’inchiesta su presunte tangenti ricevute in cambio di favore e coperture. I tre ufficiali si sono sempre proclamati innocenti.

La vicenda risale al giugno del 2021: l’allora procuratore di Palermo, Francesco Lo Voi, adesso a capo della Procura di Roma, comunica – «lecitamente», come sottolineava l’atto di accusa dei pm agrigentini – a Stingo che il Ros di Palermo aveva in corso un’attività di indagine su alcuni carabinieri della compagnia di Licata. Secondo l’accusa il colonnello «violando i doveri inerenti le funzioni rivela le circostanze al sottoposto capitano Petrocchi, a capo della compagnia di Licata, al fine di avviare una procedura di trasferimento per incompatibilità ambientale di Antonuccio». Caccetta, anch’egli in servizio alla compagnia di Licata ne avrebbe parlato con un collega per metterlo in guardia ed evitargli guai.La Procura aveva chiesto la condanna a un anno e sei mesi per il col. Stingo, accusato anche di calunnia ai danni del collega Antonello Parasaliti, il comandante del Ros di Palermo che ha catturato Matteo Messina Denaro, otto mesi per il capitano Petrocchi e due mesi e 20 giorni per il capitano Caccetta.

Accuse che sia gli imputati che i legali dei tre ufficiali dei carabinieri hanno sempre respinto con forza. «Il colonnello Vittorio Stingo – ha sostenuto il suo difensore, l’avvocato Salvatore Pennica – non ha commesso alcun reato, l’accusa di rivelazione di segreto di ufficio e calunnia appare come un attacco personale a un ufficiale pluridecorato che ha dedicato la sua vita all’Arma e che, anche in questa circostanza, ha agito solo nell’esclusivo interesse di tutelarla».COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA