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Economia

Dalle campagne alle città, gli agricoltori siciliani in piazza contro il rialzo di bollette e prezzi

Coltivatori, allevatori e pastori sempre più strozzati dalle speculazioni e dai rincari produttivi

Di Redazione

Dalle campagne alle piazze, in sei città siciliane (Palermo, Agrigento, Ragusa, Enna, Caltanissetta e Trapani) si è svolta la  mobilitazione Coldiretti: gli agricoltori siciliani hanno offerto le eccellenze del territorio, ma hanno anche inscenato diverse forme di protesta con trattori e animali al seguito per manifestare il malessere che colpisce il settore da Nord a Sud, per salvare l’agroalimentare made in Italy e per gridare la propria intenzione di non volersi fermare nonostante siano sempre più strozzati dalle speculazioni e dai rincari produttivi.

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Se i prezzi per le famiglie corrono, i compensi riconosciuti agli agricoltori non riescono neanche a coprire i costi di produzione con il balzo dei beni energetici che si trasferisce a valanga sui bilanci delle imprese agricole costrette a vendere sottocosto.  Una situazione insostenibile con le aziende che sono messe in crisi anche dalle speculazioni, come conferma l’analisi Ismea sul prezzo del latte pagato agli allevatori molto al di sotto del costo medio di produzione salito nelle stalle a 46 centesimi al litro.

«La difficile situazione congiunturale determinata dal significativo aumento del costo dell’energia e dal parallelo aumento dei mangimi e dei concimi - dicono gli agricoltori - sta facendo venir meno una soglia di "soddisfazione" per l’andamento delle imprese che stava risalendo e mettendo radici a partire dagli anni difficili che hanno fatto seguito alla grande crisi, prima finanziaria poi economica, del 2009. Una soglia di soddisfazione che nel giro di pochi mesi è crollata dal 38% al 20%. Al di la di questo vissuto, a preoccuparci, tuttavia, sono soprattutto l’oscurità e l'incertezza per il futuro, con oltre 1 impresa su 5 (21%) che si dichiara incerta circa la situazione economica della propria impresa nei prossimi 12 mesi». Secondo i rappresentanti della Coldiretti bisogna uscire dall’impasse, determinata dai rincari energetici e dall’affaticamento dell’apparato burocratico ministeriale. 

Per poter pagare un caffè al bar oggi gli allevatori italiani devono mungere tre litri di latte pagati solo qualche decina di centesimi alla stalla, ben al di sotto dei costi di produzione in forte aumento per i rincari di mangimi ed energia. «Non si può aspettare oltre per fermare la speculazione in atto sul prezzo del latte alla stalla» afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che «a rischio c'è il futuro di 26mila allevamenti alle quali va riconosciuto il giusto compenso che tenga conto dei costi di produzione sempre più alti, dalla bolletta energetica ai mangimi».

«Secondo il presidente di Anci Sicilia Leoluca Orlando,  che questa mattina ha preso parte alla manifestazione, «ancora una volta la Coldiretti dà voce non solo alla protesta ma anche alle proposte volte a superare il momento drammatico che sta affrontando l’agricoltura in Sicilia. Purtroppo, in questo particolare momento storico, si registra un aumento esponenziale dei prodotti necessari alla produzione agricola che però non corrisponde ad un aumento adeguato del prodotto agricolo finale».

«Non solo una serie di norme impediscono il rilancio del settore  - ha aggiunto - ma mancano gli automatismi necessari nella concessione dei contributi. I ritardi che si accumulano nell’erogazione delle risorse hanno messo in ginocchio lavoratori e famiglie con gravi ricadute sul benessere complessivo della nostra Regione. Basti pensare che gli agricoltori i cui terreni sono stati distrutti dagli incendi dell’estate scorsa a tutt'oggi non hanno ricevuto un euro di ristoro».

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