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Editoriali

Nordio e le riforme necessarie tra giustizialisti e garantisti

Di Salvo Andò

Anche in materia di giustizia il governo pare deciso a fare approvare le riforme che aveva promesso agli elettori. E però in questo campo deve fare i conti non solo con gli orientamenti espressi dalle opposizioni, come è giusto che sia, ma anche con la pretesa della corporazione giudiziaria di esercitare un potere di ingerenza sul tema del riformismo giudiziario. 
Tuttavia, sulle riforme il nuovo ministro della Giustizia, Carlo Nordio, pare che abbia - e non da oggi - idee abbastanza chiare e sia deciso a non venire a patti con nessuno. 
Non sarà comunque facile fare le riforme cha Nordio ritiene indispensabili, se si considera che la magistratura associata può contare in Parlamento su uno schieramento trasversale in grado di fermarle.
Ciò è quasi sempre accaduto.
È significativo che le riforme annunciate, nonostante si tratti allo stato solo di titoli, abbiano già prodotto una levata di scudi, da parte dall’Anm, ma anche da parte di alcuni parlamentari da sempre schierati a fianco della corporazione giudiziaria.
 C’è chi ritiene che sposando le tesi del sindacato dei giudici si possa godere del sostegno di un soggetto istituzionale forte, qual è l’Anm. Va detto, ad onore dei magistrati, che una siffatta aspettativa pare del tutto infondata.

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Quello giudiziario è, infatti, un potere diffuso; non c’è gerarchia tra i giudici. Un singolo magistrato può mettere sotto inchiesta l’intero sistema politico.
Un’area giustizialista in Parlamento c’è sempre stata, e normalmente si è schierata contro il governo, ritenendo che le inchieste giudiziarie ne pregiudichino l’immagine e vadano quindi utilizzate per creare instabilità politica. Si tratta di scenari, però, sempre reversibili, nel momento in cui l’opposizione diventa maggioranza. 
È in questo senso emblematica la conversione che c’è stata nella destra, da sempre “manettara”, che si scopre garantista nel momento in cui va al governo. Man mano che si moltiplicano le inchieste su ex missini e leghisti, una volta che sono arrivati al potere, la destra propone riforme che la mettano al riparo dai magistrati ritenuti di sinistra. Su questo tema Berlusconi da anni ormai ha impostato la sua azione politica. 
Eppure, ai tempi di Tangentopoli c’era chi in Forza Italia suggeriva al Cav di nominare ministro degli Interni Antonio Di Pietro per ingraziarsi la Procura di Milano. Poi l’ex pm fu nominato ministro, ma per conto della sinistra.
Nordio, che come magistrato ha gestito inchieste complesse e di grande rilevanza politica, conosce bene queste vicende e, quindi, assumendo la guida del ministero di via Arenula ha subito indicato alcune patologie del sistema giudiziario che causano ritardi, sprechi, abusi alle quali va posto rimedio.
Con le proteste che si sono levate contro il ministro dopo che ha illustrato in Parlamento la sua linea, tanti hanno voluto mettere le mani avanti. Vi sono argomenti tabù anche per un riformismo audace, quali la separazione delle carriere, l’abuso delle intercettazioni e l’indecoroso uso mediatico di esse, l’obbligatorietà dell’azione penale... 

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