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Un siciliano alla Procura di Milano: Marcello Viola segna una svolta

Palazzo dei Marescialli ha scelto alla prima votazione interrompendo una lunga tradizione ambrosiana

Di Redazione

Alla fine è calato il sipario sulla tradizione ambrosiana. Il Csm ha scelto per la Procura di Milano un magistrato "straniero" uscendo dal solco di quella continuità che è sempre stata una particolarità di un ufficio che ha segnato la storia d’Italia. Oggi, infatti, Palazzo dei Marescialli non ha avuto dubbi. Alla prima votazione, grazie al disco verde di tutti i laici, è stato nominato a dirigere la Procura milanese Marcello Viola, 65 anni, siciliano e attuale Pg di Firenze. 

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In realtà, in molti si attendevano un ballottaggio tra Viola e l’aggiunto milanese Maurizio Romanelli e invece tutto è avvenuto, a sorpresa, nel giro di poche ore. Determinanti sono stati i componenti non togati del Consiglio Superiore che hanno assicurato a Viola fin da subito la maggioranza assoluta. Ma anche ha pesato la situazione di tensione e divisioni che da troppo tempo si sta trascinando nei corridoi passati alla ribalta delle cronache per le indagini come quelle sulla strage di Piazza Fontana, sulla Loggia P2, sul Banco Ambrosiano fino a Tangentopoli e alla corruzione di giudici romani. 

«Sono onoratissimo della decisione del Csm che riguarda la mia persona. Andrò a sostenere il nuovo incarico a Milano mettendo lo stesso grande impegno che ho sempre dato nei miei 42 anni di carriera e anche qui a Firenze, nel distretto toscano», sono le prime parole a caldo del neo-procuratore che ha rivolto un pensiero a Paolo Borsellino. «Con lui c'era un rapporto personale di grande affettuosità - ha proseguito - lo considero un mio grande maestro, me lo ricordo prodigo di consigli nei miei confronti». 
 A lui quindi il compito di mettere fine alle tensioni cominciate nel 2015 con lo scontro tra l’allora procuratore capo Edmondo Bruti Liberati e il responsabile dell’anticorruzione Alfredo Robledo e che, dopo una breve pausa, sono cresciute e deflagrate sotto la gestione di Francesco Greco (in pensione da novembre) con malumori diffusi e la spaccatura, usando le parole di un pm, tra gli «spalatori» di fascicoli e il «cerchio magico" portato in palmo di mano per le indagini da prima pagina, finite, poi, anche nel nulla: dall’archiviazione all’avocazione, dal proscioglimento all’assoluzione di tutti gli imputati. 
 Un clima in cui la punta dell’iceberg è stato il 'corpo a corpò tra il pubblico ministero Paolo Storari con Greco e la sua vice Laura Pedio per il caso dei verbali di Piero Amara e le vicende di Eni, a cui sono collegate le polemiche sorte attorno al dipartimento affari internazionali creato da un’intuizione di Greco e da lui affidato a un altro suo vice, Fabio De Pasquale, al quale proprio pochi giorni fa è stato presentato il conto dall’attuale procuratore facente funzione Riccardo Targetti (in pensione dal 15 aprile): non solo la nomina come vicario dell’aggiunto Tiziana Siciliano, nonostante la maggiore anzianità di De Pasquale, ma per lui anche un parere negativo espresso per la riconferma dopo i primi 4 anni da procuratore aggiunto e l’assegnazione di fascicoli su truffe assicurative e materie ordinarie, dati i carichi di lavoro esigui del suo pool registrati dall’analisi dei flussi interni. 

Dunque, toccherà a Viola riportare la serenità in un ufficio in cui il clima non è proprio idilliaco e che ha visto anche qualche nube nei rapporti con la Procura Generale e il Tribunale. La sua nomina stamani è stata accolta nei corridoi come «l'anno zero» da cui ripartire dopo la bufera. Certamente c'è anche stato chi ha manifestato dispiacere per la mancata elezione di Maurizio Romanelli, coordinatore del pool di contrasto ai reati societari e contro la pubblica amministrazione, un magistrato preparatissimo e molto stimato dai colleghi che, ritengono, avrebbe diretto bene l’ufficio. Ma è pur vero che resta la convinzione che fosse necessaria questa soluzione come segno di «discontinuità": un capo che arriva da fuori, lontano da quelle logiche di «guerra interna» per riportare l’'unità tra i pm e dare nuove motivazioni ad una Procura che non desidera altro che risalire la china. 
 

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