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Dal cronista americano ucciso ai missili russi vicino al confine con l'Ue: il conflitto in Ucraina si espande e cresce la paura di armi chimiche

Di Redazione

Il conflitto russo-ucraino si espande ed arriva ad un passo dai confini con l’Unione Europea. È successo ad una base militare di addestramento a Javoriv, più o meno a metà strada fra Leopoli e il confine polacco, a 25 km dall’Ue, colpita da una scarica di missili russi che hanno provocato la morte di almeno 35 persone. Fra i feriti anche cittadini olandesi affiliati alla legione di combattenti stranieri. Un raid contro "mercenari stranieri e armi straniere", ha chiarito Mosca, che ha promesso continuerà ad eliminare «i mercenari stranieri che arrivano in Ucraina».

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La guerra segna la prima vittima fra gli operatori dell’informazione internazionale, un giornalista americano, Brent Renaud, ucciso a Irpin, sobborghi di Kiev, da un colpo al collo al checkpoint dove filmava profughi in fuga dalla capitale. Due suoi colleghi sono rimasti feriti. Immediata la replica di Washington, che ha parlato di morte scioccante ed orribile: la Russia subirà gravi conseguenze per quanto sta facendo. Per ragioni di sicurezza, dopo quanto accaduto il sindaco di Irpin ha bloccato l’accesso dei giornalisti. 

E mentre il Paese si fa ormai quasi del tutto campo di battaglia, cresce il timore di armi chimiche. A farsene portavoce il presidente polacco Andrzej Duda, secondo il quale Mosca può usare qualunque cosa in questo momento. Eventualità che, secondo Duda, potrebbe portare a un impegno diretto della Nato. E la stessa Casa Bianca avverte la Russia che in questo caso pagherebbe un prezzo alto. Una messa in guardia dello stesso tenore arriva peraltro anche dal segretario generale dell’Alleanza atlantica, Jens Stoltenberg, il quale torna anche a dirsi contrario ad ogni ipotesi di No fly zone, chiedendo a Putin di ritirare le truppe e tornare al tavolo della diplomazia. 

 

 

Su questo fronte, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov spiega che nessuno esclude la possibilità di un incontro tra Putin e il presidente ucraino Zelensky, ma bisogna capire di che cosa discutere e quale dovrà essere il risultato.

Nuovi colloqui Mosca-Kiev in vista fra domani e dopodomani, quarto round di una serie negoziale che finora non ha dato risultati concreti. Ma il negoziatore di Kiev Mykhailo Podoliak afferma di aspettarsene, perché Mosca «è diventata molto più sensibile alla posizione ucraina» e «ha iniziato a parlare in modo costruttivo». E di avvicinamento delle posizioni dei due contendenti parla la Turchia, che insieme ad Israele è stata indicata come possibile mediatrice proprio da Podolyak.

Intanto gli Usa coinvolgono la Cina nelle trattative in un vertice domani a Roma, dove il consigliere alla Sicurezza nazionale Jack Sullivan, incontrerà il capo della diplomazia del Partito comunista cinese Yang Jiechi. Ma Sullivan mette in guardia Pechino: ogni mossa da parte della Cina o di altri Paesi per offrire un’àncora di salvezza alla Russia o aiutarla a evadere le sanzioni occidentali avrà conseguenze. 

Sul campo, gli attacchi russi si concentrano in quasi tutte le aree densamente abitate dell’Ucraina, producendo pesanti conseguenze: si stima che circa un milione di persone siano senza gas e riscaldamento, mentre si sta lavorando per riparare i danni che i bombardamenti hanno causato a Donetsk, Luhansk e Mykolaiv. In quest’ultima località, a un centinaio di km ad est di Odessa, si scava fra le macerie dopo che un raid russo, riferisce il governatore regionale, ha colpito una scuola.

E continua la fuga dei civili, con Kiev che fa sapere di essere stata in grado di evacuare circa 125mila persone usando i corridoi umanitari. «L'impegno maggiore ora è Mariupol - spiega lo stesso Zelensky - Il nostro sforzo diplomatico è focalizzato sugli aiuti per raggiungere la città». E un convoglio umanitario diretto al porto assediato, dopo essere partito da Zaporizhzia, sta procedendo il suo cammino. 

 

 

In Russia intanto vanno avanti le proteste contro l'invasione. Almeno 300 persone arrestate solo a Mosca per "manifestazioni non autorizzate» contro la guerra in Ucraina. Protesta in numerose città russe, fermi in almeno 23 di esse, a quanto riferito dalla ong OVD-Info, secondo cui sono 14.274, dal 24 febbraio scorso, la persone bloccate in Russia durante le manifestazioni contro l’aggressione all’Ucraina. Proteste anche nella città portuale di Kherson, nel sud del Paese invaso, contro l’ipotesi di un referendum fasullo per creare un’altra regione separatista, come Donetsk e Lugansk, e installare un governo fantoccio. Zelensky avverte, «Mosca vuole creare pseudo-repubbliche, gli alleati facciano di più». 

Un appello accorato a fermare il massacro arriva oggi dal Papa nel corso dell’Angelus: «cessare l’inaccettabile aggressione armata prima che riduca le città a cimiteri». Mentre diventa virale sui social lo striscione nello stadio di Verona in occasione del match con il Napoli firmato 'Curva Sud’che raffigura le bandiere di Russia e Ucraina e le coordinate geografiche del capoluogo partenopeo, quasi una sorta di indicazione a 'colpirè la città mentre infuria la guerra. Di Maio: «Un messaggio ripugnante». Salvini: «È grave e ingiustificabile». 
 

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