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Il "capo" palpeggiava la commessa
con lo spettro di lavoro in scadenza

Agrigento, a giudizio per violenza sessuale aggravata dall'abuso di autorità il caporeparto di una nota azienda che opera in un centro commerciale: la ragazza, fatta salva la propria dignità e ritrovatasi licenziata, ha denunciato l'uomo

Violenza sessuale aggravata dall’abuso di autorità. Agrigentino a giudizio

AGRIGENTO - Violenza sessuale aggravata dall'abuso di autorità. Questa l’accusa rivolta a un capo reparto di una nota azienda operante all'interno di un centro commerciale della Città dei Templi, rinviato a giudizio dal Giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Francesco Provenzano.

Si tratta di un agrigentino che avrebbe profuso attenzioni anche morbose nei confronti di una commessa, con contratto di lavoro a tempo determinato in scadenza, rinnovabile solo – nelle presunte intenzioni del capo reparto – accondiscendendo alle avance, ai palpeggiamenti e anche a eventuali rapporti sessuali. L’uomo, A.G. le sue iniziali, si sarebbe talmente accanito contro la propria collaboratrice con mansioni inferiori, da tempestarla di messaggi a sfondo sessuale ed a palpeggiamenti delle parti intime anche alla presenza di estranei e colleghi di lavoro. Il processo inizierà il prossimo 6 marzo. La giovane è assistita dall’avvocato Giovanni Crosta, mentre l’imputato sarà assistito da un legale catanese.

Un calvario, quello vissuto dalla giovane del capoluogo, spesso costretta a reagire anche vigorosamente, per mantenere le distanze dal proprio superiore in grado. I due non si incrociavano ogni giorno, ma almeno una volta ogni dieci giorni, dato che l’uomo era solito non lavorare nella stessa sede. La faccenda ha assunto connotati decisamente sgradevoli tenuto conto di come tali “attenzioni” fossero rivolte con una sorta di ricatto: o ci stai o non ti faccio rinnovare il contratto di lavoro. Infatti la ragazza si è sempre ribellata alle avance del proprio “superiore”, subendo la ritorsione del mancato rinnovo del contratto, con tanto di licenziamento. Un ricatto vero e proprio, consumatosi per almeno due anni e conclusosi proprio un anno fa di questi tempi.

Fatta salva dunque la propria dignità, la ragazza si è ritrovata licenziata e senza lavoro, decidendo quindi di cercare giustizia dal punto di vista penale. La commessa ha infatti denunciato il proprio “superiore” per molestie sessuali, con la Procura della Repubblica che ha coordinato le indagini, acquisendo la documentazione necessaria da portare all'attenzione del giudice per le udienze preliminari. La pubblico ministero titolare del procedimento, Chiara Bisso ha anche accolto la richiesta avanzata dal legale difensore della ragazza presunta vittima, modificando e aggravando il capo d’imputazione nei confronti del caporeparto. Da molestie sessuali “semplici” si è passati alla ben più pesante accusa di molestie sessuali aggravate dall'abuso di autorità. Il Gup ha accolto la richiesta della Procura, mandando a processo il caporeparto.

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commenti 1
  • pulsar

    22 Dicembre 2018 - 16:04

    per ridurre drasticamente questo gravissimo fenomeno occorrerebbe temporaneamente introdurre la legislazione islamica che prevede .....LE GIUSTE MANIERE................. QUARANTA FRUSTATE IN UNA PUBBLICA PIAZZA..................

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