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Agrigento

Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, per l'Italia una grossa occasione di ripresa

Di Olindo Terrana

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha reso pubblici i dati del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), un corposo programma di 316 pagine, che rappresenta per l’Italia una straordinaria opportunità di investimenti per rafforzare il sistema produttivo contrastare la povertà, promuovere l’inclusione sociale e la coesione territoriale e avviare le necessarie riforme per modernizzare il Paese.

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Obiettivi prioritari del PNRR sono, per un verso, riparare i danni economici e sociali causati dalla pandemia Covid-19 e, per altro verso, contribuire ad affrontare le debolezze strutturali dell’Italia dovuti ai consistenti e perduranti divari territoriali quali, in primo luogo, quello fra Sud e Nord del Paese, il basso tasso di partecipazione femminile al mercato del lavoro, la debole crescita della produttività, i ritardi nel rinnovamento della pubblica amministrazione e nell’adeguamento delle competenze nell’istruzione e nella ricerca, il potenziamento dei servizi con particolare riguardo a quelli per la salute.

Per tali finalità l’Italia è la prima beneficiaria, in valore assoluto, dei due principali strumenti di Next Generation EU: il Dispositivo per la Ripresa e Resilienza (RRF) e il Pacchetto di Assistenza alla Ripresa per la Coesione e i Territori di Europa (REACT-EU). In particolare RRF garantisce all’Italia 191,5 Mrd€ per il periodo di programmazione 2021-2026, dei quali 68,9 Mld€ sono sovvenzioni a fondo perduto.

Il PNRR nel suo complesso si articola in 6 Missioni e 16 Componenti con riforme e investimenti che affrontano tre problematiche prioritarie: la diseguaglianza di genere, l’inclusione giovanile e i divari territoriali.

A tal fine oltre le risorse finanziarie del RRF di 191,5 Mld€ vengono messi a disposizione dal Bilancio dello Stato italiano altri 30 Mld€ come Fondo Complementare, senza nessun obbligo di rendicontazione alla UE e possibilità di scadenze più lunghe rispetto al 2026 in circostanze particolari quali, ad esempio, la realizzazione di progetti con pluralità di soggetti che potrebbero creare ritardi.

Le sei Missioni del Piano sono: M1 - Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura; M2 - Rivoluzione verde e transizione ecologica; M3 - Infrastrutture per una mobilità sostenibile; M4 - Istruzione e ricerca; M5 - Inclusione e coesione; M6 - Salute.

La M1 - Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura ha come obiettivo la promozione e il sostegno alla trasformazione e modernizzazione digitale del Paese con specifico riguardo alla Pubblica Amministrazione e all’innovazione del sistema produttivo e si articola in 3 componenti: M1C1 - Digitalizzazione, Innovazione e sicurezza nella Pubblica Amministrazione (10,01 Mrd€); M1C2 - Digitalizzazione, Innovazione e competitività nel sistema produttivo (27,47 Mrd€); M1C3 - Turismo e cultura 4.0 (6,08 Mrd€); per un totale di risorse pari a 42,5 Mld€.

La M2 - Rivoluzione verde e transizione ecologica è finalizzata, coerentemente con il Green Deal europeo, a rendere il sistema italiano sostenibile nel lungo periodo garantendone la competitività e la resilienza in rapporto ai cambiamenti climatici, sviluppando un alto livello di competitività mondiale nell’industria e tecnologia delle principali filiere della transizione ecologica assicurandone una transizione inclusiva ed equa, incrementando i livelli occupazionali e intervenendo per ridurre i divari nel Paese. La M2 si declina in 4 componenti: M2C1 - Agricoltura sostenibile ed economia circolare (5,30 Mrd€); M2C2 - Transizione energetica e mobilità sostenibile (26,56 Mrd€); M2C3 - Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici (11,49 Mrd€); M2C4 - Tutela del territorio e della risorsa idrica (14,15 Mrd€);  per un totale di risorse pari a 57,50 Mrd€.

La M3 - Infrastrutture per una mobilità sostenibile mira alla realizzazione di un sistema infrastrutturale moderno, sostenibile e digitale attraverso lo sviluppo dell’ Alta Velocità di Rete (AVR) integrata al trasporto regionale e al potenziamento dei servizi intermodali, quale un sistema aeroportuale competitivo e ambientalmente sostenibile, introducendo il monitoraggio digitale e l’utilizzo da remoto. La M3 è strutturata in 2 componenti: 3C1 - Rete ferroviaria ad alta velocità/capacità e strade sicure (24,97 Mrd€); M3C2 - Intermodalità e logistica integrata (0,36 Mrd€); per un totale di risorse pari a 25,33 Mrd€.

La M4 - Istruzione e ricerca è incentrata sul rafforzamento del sistema educativo, sulle competenze digitali e STEM (Science, Technology, Engineering, Maths), la ricerca e il trasferimento tecnologico al fine di intervenire sulle carenze dei servizi di istruzione, educazione e formazione nel nostro Paese e per rafforzare la ricerca e il rapporto con le imprese e le istituzioni. La M4 si declina in 2 componenti: M4C1 - Potenziamento dell’offerta dei servizi di istruzione: dagli asili nido alle università (19,88 Mrd€); M4C2 - Dalla ricerca all’impresa (12,44 Mrd€); per un totale di risorse pari a 32,32 Mld€.

La M5 - Inclusione e coesione è rivolta all’ingresso nel mercato del lavoro tramite la revisione strutturale delle politiche attive, il rafforzamento dei centri per l’impiego e la loro integrazione con i servizi sociali e la rete degli operatori privati; rafforza la Strategia nazionale delle aree interne (SNAI) con interventi sulle infrastrutture sociali e misure a supporto dei giovani finalizzate alla transizione ecologica. La M5 è articolata in 3 componenti: 5C1 - Politiche per il lavoro (6,66 Mrd€); M5C2 - Infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore (8,76 Mrd€); M5C3 - Interventi speciali per la coesione territoriale (Mrd€ 1,75); per un totale di risorse pari a 17,17 Mrd€.

La M6 - Salute mira al rafforzamento della prevenzione e dei servizi sanitari territorializzati, all’ammodernamento e alla digitalizzare del sistema sanitario, all’equità di accesso alle cure tramite il rafforzamento della rete territoriale e l’ammodernamento delle dotazioni tecnologiche del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), del Fascicolo Sanitario Elettronico e lo sviluppo della telemedicina, a promuovere la ricerca scientifica in ambito biomedico e sanitario e a individuare un centro di eccellenza per le epidemie. La M6 è suddivisa in 2 componenti: M6C1 - Reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale (7,00 Mrd€); M6C2 - Innovazione, ricerca e digitalizzazione del servizio sanitario nazionale (9,63 Mrd€); per un totale di risorse pari a 15,63 Mrd€.

L’insieme di tali investimenti del PNRR saranno accompagnati dalle azioni di riforme sulla Pubblica Amministrazione, la  Giustizia e la competitività.

La riforma della PA è incentrata su quattro linee di intervento: miglioramento dei meccanismi di selezione del personale, semplificazione delle procedure e dei processi, investimenti in capitale umano e rafforzamento della digitalizzazione. L’integrazione di tali azioni mira al ricambio generazionale dei dipendenti pubblici, degli strumenti a loro disposizione e del modo di interfacciarsi all’interno della PA e con l’utenza attraverso la digitalizzazione dei servizi.

La riforma della Giustizia è finalizzata all’accrescimento della sua efficienza e ha come principale obiettivo la riduzione dei tempi dei processi attraverso tre linee di intervento volte a completare il progetto dell’Ufficio del processo, struttura a supporto del magistrato nella fase “conoscitiva” della causa, a rafforzare la capacità amministrativa attraverso investimenti sul capitale umano e a potenziare le infrastrutture digitali a supporto del sistema giudiziario.

La riforma Concorrenza e imprese è rivolta all’accrescimento del grado di concorrenza nei mercati per agevolare maggiori investimenti e competitività tra le imprese attraverso la qualità dei prodotti e il contenimento dei costi che determina, spesso, la delocalizzazione delle imprese, attenzionando però che i maggiori livelli di concorrenza, siano correlati ad una più efficiente allocazione delle risorse, minori margini di profitto e consequenziale abbassamento dei prezzi per i consumi delle famiglie e maggiori investimenti.

L’impatto complessivo di tali riforme strutturali dovrebbe determinare nel lungo periodo una crescita: del PIL pari al 3,3, dei Consumi privati pari al 3,1 e degli Investimenti totali del 3,8.

Ai fini dell’attuazione il PNRR è strutturato in modo di garantire: a) la realizzabilità degli interventi e delle riforme alle quali intervengono, in rapporto alle specifiche competenze, i ministeri, le regioni e gli enti locali; b) il coordinamento centralizzato per il monitoraggio e il controllo sull’attuazione presso il MEF attraverso una specifica struttura, che garantisce i contatti con la Commissione europea; c) una Cabina di Regia PNRR, con il compito di assicurarne il monitoraggio dell’avanzamento, il rafforzamento della cooperazione con il partenariato economico, sociale e territoriale, l’eventuale proposizione di attivare poteri sostitutivi e modifiche normative che si rendessero necessarie nel corso del processo per l’implementazione di misure del PNRR.

L’attuazione dei singoli interventi fa capo alle Amministrazioni centrali, alle Regioni e agli Enti locali, chiamati a svolgere il proprio ruolo nell’ambito delle specifiche competenze istituzionali. Tale attuazione avviene con le strutture e le procedure già esistenti, ferme restando le misure di semplificazione e rafforzamento organizzativo che saranno introdotte.

Ai fini dell’Impatto macroeconomico del PNRR, nell’ambito della simulazione di scenario tra il periodo compreso 2021-2026, si hanno secondo il MEF i seguenti dati: una crescita del PIL rispetto alla scenario di base, in modo approssimativamente uniforme lungo tutto l’orizzonte del Piano, con uno scenario basso pari al 2026 di +1,8 e alto pari a+3,6; una crescita nei Consumi privati nel 2026 pari a +1,9; Investimenti totali nel 2026 pari a +10,4; importazioni nel 2026 pari a +4,0; Esportazioni nel 2026 pari a +2,7.

 Nel quadro positivo di tali complessive proposte emergono, però, alcuni importanti interrogativi, primo fra tutti, data la natura e finalità di ripresa e resilienza dello strumento PNRR, il ruolo che viene prefigurato per Mezzogiorno d’Italia che, come sappiamo, negli ultimi quarant’anni, rispetto al Nord dell’Italia, registra un persistente divario nel PIL pro capite, rimasto sostanzialmente inalterato e come sottolineato nello stesso PNRR “Il Mezzogiorno è caratterizzato non solo da un più basso livello di PIL pro capite rispetto al Centro-Nord, ma anche da una più bassa produttività, qualità e quantità del capitale umano, delle infrastrutture e dei servizi offerti dalla Pubblica Amministrazione. Tra il 2008 e il 2018, la spesa pubblica per investimenti nel Mezzogiorno si è più che dimezzata ed è passata da 21 a poco più di 10 miliardi. Dalla persistenza dei divari territoriali derivano scarse opportunità lavorative e la crescita dell’emigrazione, in particolare giovanile e qualificata, verso le aree più ricche del Paese e verso l’estero…genera un ulteriore impoverimento del capitale umano residente al Sud e riduce le possibilità di uno sviluppo autonomo dell’area.”

A fronte di tale ineccepibile analisi nei confronti di quello che viene definito, sempre dallo stesso PNRR, “A tutt’oggi, il territorio arretrato più esteso e popoloso dell’area euro” il Governo ha deciso di investire il 40% delle risorse del PNRR, cioè 88,60 Mrd€ a fronte del 34% previsto dalla legge per gli investimenti ordinari.”

Rispetto a tale scelta risulta però spontaneo osservare che le risorse finanziarie del PNRR - uno strumento straordinario concepito per eventi e circostanze straordinarie - non possono essere regolate dalla legge per gli investimenti ordinari e cioè applicando il solo parametro del numero degli abitanti.

Non a caso la Commissione Europea nel fissare i parametri per l’attribuzione delle risorse finanziarie all’Italia, oltre al numero degli abitanti residenti ha anche considerato il reddito pro-capite per cittadino e il livello di disoccupazione, parametri questi, che correttamente applicati, porterebbero un’attribuzione di risorse al Sud d’Italia fra il 68 e il 70%, cioè pari a circa 155,50 Mrd€, con un differenziale a sfavore del Sud di poco meno di 70 Mrd€.

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